Scienze

L'impatto con la cometa

56 milioni di anni fa la temperatura della Terra è rapidamente aumentata di 7-8 °C: che cosa è successo? Un'ipotesi costruita sul ritrovamento di microsfere di vetro negli Usa.

Circa 56 milioni di anni fa, più o meno 9 milioni di anni dopo la scomparsa dei dinosauri, vi fu un episodio di riscaldamento globale che interessò l'intero pianeta. In quell'occasione la temperatura aumentò di circa 7-8 °C rispetto a quella che era la temperatura media del periodo.

Il fenomeno è chiamato con la sigla inglese PETM, che sta per massimo termico del Paleogene-Eocene. Le testimonianze fossili della crescita della temperatura sono numerose e concordanti, tuttavia rimane il mistero su ciò che può avere provocato un simile riscaldamento. Si è parlato di importanti eruzioni vulcaniche o di altri fenomeni geologici, ma nessuno è riuscito a dare una risposta esauriente a quanto si osserva. Tra le possibili spiegazioni vi è anche quella dell'impatto di un oggetto extraterrestre, forse una cometa o un asteroide.

Le microsfere di vetro trovate nel New Jersey. © Science

Le sfere di vetro. Ora una ricerca condotta da Dennis Kent della Columbia University, i cui risultati sono stati pubblicati su Science (sommario, in inglese), sembra confermare che la causa principale sia l'impatto di una cometa.

Nel New Jersey (Usa) sono state scoperte delle piccole sfere di vetro, chiamate microtectiti e microcristiti, che si formano dal materiale vaporizzato in seguito all'impatto di un oggetto proveniente dallo spazio e che può disperdersi su vaste aree del pianeta.

Sfere simili possono essere prodotte anche da violente eruzioni vulcaniche, ma ciò che ha fatto propendere per l’origine spaziale sta nel contenuto di acqua, differente da quelle di origine vulcanica.

Resta ancora da interpretare l'aumento di temperatura. Le ipotesi sono più di una: la prima vuole che la cometa abbia impattato una regione con grandi quantità di metano congelato presente vicino alla superficie. Come è noto il metano è un potente gas-serra: vaporizzando dal permafrost, per esempio, avrebbe potuto produrre il riscaldamento osservato.

New Jersey: in giallo i luoghi dove sono state trovate le micrisfere di vetro. © Science

Un'altra ipotesi vuole che la cometa fosse particolarmente ricca di carbonio, o che lo fossero le rocce su cui ha impattato (o entrambe le cose): vaporizzando in grandi quantità e unendosi all'ossigeno poteva produrre anidride carbonica.

Senza altri riscontri. Purtroppo non si è trovato alcun segno di un cratere da impatto, anche se - va detto - è una traccia molto difficile da trovare, come dimostra anche un evento molto recente: non c'è un cratere a dimostrazione dell'impatto di un oggetto in Siberia, nel 1908.

Il lavoro, analizzato da molti ricercatori, ha suscitato qualche perplessità. Christian Koeberl (università di Vienna), in particolare, sostiene la necessità di essere molto cauti nel trarre conclusioni definitive perché al momento non si ha neppure la certezza della reale età delle microsfere, che per dare sostegno all’ipotesi di Kent, dovrebbe essere determinata con la datazione radiometrica.

17 ottobre 2016 Luigi Bignami
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