Scienze

Un batterio come Re Mida

Lingotti d’oro fatti in casa, o forse in laboratorio. Secondo alcuni scienziati australiani un giorno potrebbe essere possibile, grazie a un piccolissimo microrganismo, capace di trasformare gli “scarti” in oro.
Frank Reith, uno studioso della Australian National University di Camberra (Australia) ha studiato il metabolismo di un batterio che sui fondali dei fiumi trasforma un mix di derivati dell'oro e atri metalli in oro purissimo. Questo meccanismo era già noto agli scienziati che lo avevano osservato in laboratorio. Ma proprio non si pensava che avvenisse anche in natura.
Il Ralstonia metallidurans, come è stato chiamato il batterio, cresce solo in soluzioni metalliche altamente tossiche come il cloruro di oro. Ma non solo, è capace di detossificare l’ambiente, per sé e per la sopravvivenza degli altri microrganismi (i ricercatori ne hanno contato 30), al punto da trasformare la soluzione chimica in oro.
Come il batterio riesca ad arricchire l’oro è ancora un mistero, ma la scoperta potrebbe avere diverse applicazioni da quella industriale (per la lavorazione dell’oro) a quella della localizzazione dell’oro nelle miniere. Oppure il batterio potrebbe essere usato per la creazione artificiale di pepite d’oro o nella lavorazione industriale dei metalli.

Nella foto, una pepita al microscopio elettronico. Foto: © Frank Reith.

17 luglio 2006
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