Scienze

Si potrà ringiovanire? La (fanta)scienza cerca l'elisir di lunga vita

Esperimenti a metà fra la scienza e la fantascienza utilizzano la genetica, i farmaci e il sangue per realizzare il sogno dell'uomo: ringiovanire.

Se si potesse riavvolgere il nastro del tempo e sconfiggere per sempre la vecchiaia? Il sogno è antico quanto l'uomo ed è presente in tutte le culture. Nei secoli, si è creduto nelle preghiere agli dèi, in intrugli e pozioni magiche, o nel potere di oggetti mitici come il Santo Graal o la pietra filosofale. Poi, da circa un decennio, la ricerca ha affrontato il problema in modo scientifico, partendo dall'analisi dei meccanismi che ci fanno invecchiare per trovare soluzioni che sappiano fermarli. Va subito detto che siamo davvero molto lontani dall'obiettivo e non tutti gli studi sono di buona qualità. Il settore è però in grande fermento, anche grazie alle generose donazioni che le imprese che operano nel campo ricevono, per lo più dai miliardari della Silicon Valley e dai magnati del petrolio del Golfo Persico.

I 4 fattori di Yamanaka.  La Altos Lab, nata a gennaio 2022, con un capitale iniziale di 3 miliardi di dollari, è una di queste aziende. Fondata da Richard Klausner (già direttore del National Cancer Institute statunitense) ha fra i suoi consulenti nientemeno che Shinya Yamanaka, vincitore del Nobel per la medicina nel 2012 per aver scoperto 4 proteine che, somministrate a cellule adulte, sono in grado di riportarle allo stato di cellule embrionali. A capo della ricerca c'è invece Carlos Izpisua Belmonte, che dirige anche il laboratorio sull'espressione genica dell'Istituto Salk di La Jolla, e che nonostante qualche dichiarazione un po' sopra le righe è una delle massime autorità nel settore. Sono suoi, per esempio, alcuni fondamentali studi che hanno sperimentato su animali proprio i 4 fattori di Yamanaka. Nel 2016, Belmonte ha introdotto i geni che li codificano in alcuni topi affetti da progeria, una malattia presente anche negli umani, che determina un invecchiamento precoce (e che nei topi porta alla morte per "vecchiaia" a circa tre mesi di vita).

Prima di allora, tentativi simili erano falliti, perché le cellule ringiovanite sono anche molto più propense a moltiplicarsi e danno origine a tumori. Belmonte però ha fatto in modo di poter controllare l'attività dei 4 geni con un farmaco che veniva somministrato assieme all'acqua. Il risultato è che gli animali sono vissuti il 30% in più e che anche il loro orologio epigenetico era tornato indietro. In seguito, Belmonte ha usato lo stesso metodo per rinvigorire i muscoli segnati dall'età. E, a marzo 2022, su Nature Ageing ha pubblicato i risultati di un nuovo esperimento condotto su topi sani, di età diverse, variando le tempistiche in cui i 4 geni erano attivi.

Nello studio, la "cura contro la vecchiaia" ha funzionato solo quando è stata somministrata per tempi lunghi a partire da quando gli animali erano giovani. Nel comunicato stampa che ha accompagnato la pubblicazione si parla di una terapia che è in grado di ringiovanire il Dna di diversi organi e di ridurre al contempo gli indici infiammatori (che sono alla base di molti acciacchi dell'età). In realtà, però, a beneficiare del trattamento sono stati solo la pelle e il fegato. E fra gli scettici c'è chi osserva che Belmonte non ha chiarito se l'intervento abbia determinato anche un allungamento della vita. Leggendo fra le righe, anzi, pare che non sia affatto così.

Obiettivo pelle. Che i fattori di Yamanaka donino gioventù alle cellule della pelle, peraltro, è emerso anche da uno studio pubblicato ad aprile 2022 da un team di ricercatori dell'Università di Cambridge, pubblicato ad aprile sulla rivista eLife. In questo caso i 4 geni sono stati utilizzati per riprogrammare i fibroblasti prelevati dal derma di tre volontari, con un'età biologica media di 50 anni. Una terapia di 13 giorni ha evitato che le cellule tornassero allo stadio embrionale (affinché ciò accada l'esposizione va protratta infatti per 50 giorni) e le ha fatte tornare indietro di 30 anni, eliminando i segni del tempo dal loro Dna e inducendole a produrre più collagene, una proteina presente nei prodotti di bellezza anti-age, che interviene anche nella riparazione delle ferite e mantiene saldi i legamenti.

Ma non è tutto. Un'analisi del genoma dei fibroblasti ringiovaniti ha mostrato che anche altri geni avevano subìto cambiamenti: in particolare, si erano riattivati APBA2 e MAF, la cui attività tende a calare con l'età. Il primo produce una proteina che stabilizza la beta-amiloide, che ha un ruolo fondamentale nel morbo di Alzheimer; il secondo è invece collegato alla cataratta.

Trasfusioni di gioventù. Molti ricercatori coinvolti in questi studi sostengono che l'obiettivo, in realtà, è prevenire le malattie della vecchiaia, e che l'allungamento della vita sarebbe un "effetto collaterale" di queste cure. La riprogrammazione delle cellule è solo una delle varie strategie allo studio. Un'altra soluzione è la parabiosi, procedura che sembra uscita da un romanzo di ambientazione gotica, nella quale il sistema circolatorio di un individuo giovane è collegato a quello di un individuo anziano. Gli esperimenti su topi mostrano che lo scambio di sangue così ottenuto ha il potere di ringiovanire i vecchi e far invecchiare i giovani.

L'azione è legata ad alcuni fattori che proteggono da diverse malattie croniche, che circolano abbondanti nel sangue dei giovani, ma i cui livelli calano con l'età.

Pillole anti-age. Ma la strada che la scienza batte da più tempo è senz'altro quella dei farmaci. Sotto esame ci sono due classi: i geroprotettori, che prevengono la senescenza delle cellule, e i senolitici, che invece inducono le cellule senescenti ad attivare un processo chiamato apoptosi, attraverso il quale si autoeliminano (una sorta di suicidio cellulare). Del primo gruppo fa parte la ripamicina, utilizzata già come farmaco antitumorale e antirigetto nei trapianti. Alcuni studi mostrano che, se somministrata per periodi abbastanza lunghi, può prevenire l'invecchiamento, in particolare del sistema immunitario.

A fine agosto 2022, poi, una ricerca su topi del Max Plank Institut di Colonia (Germania) ha trovato che i benefici si possono ottenere anche con somministrazioni limitate nel tempo, che permetterebbero di ridurre gli effetti collaterali. Fa invece parte dei senolitici la metformina, utilizzata contro il diabete già dagli anni Cinquanta del '900. Nel tempo, infatti, ci si è accorti che i pazienti che la assumevano, oltre a controllare il diabete, avevano una serie di benefici – in particolare sul sistema cardiovascolare – e che nel complesso sembravano più giovani. La metformina è al centro di diversi studi che ne stanno valutando l'azione anti-age. E la Intervene Immune, una biotech californiana, la sta sperimentando anche su volontari umani, somministrandola assieme all'ormone della crescita e al deidroepiandrosterone, o Dhea, già in passato indicato come un toccasana contro la vecchiaia, senza peraltro vere prove scientifiche a supporto dell'affermazione.

Articolo tratto da Focus 363Perché non ti abboni?

3 marzo 2023 Margherita Fronte
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