Bombardare gli uragani non è una buona idea

Perché i cicloni tropicali non si fanno intimorire dalle armi nucleari e che cosa accadrebbe, dal punto di vista scientifico, se si seguisse una folle proposta che viene periodicamente riesumata.

florence-dalla-iss_2
L'occhio dell'uragano Florence (categoria 4, settembre 2018) ripreso della Stazione Spaziale Internazionale.|Nasa

Secondo quanto riportato dal sito Axios, in una riunione di aggiornamento sulla situazione degli uragani negli Stati Uniti, il Presidente Donald Trump avrebbe più volte proposto, come soluzione, di bombardarli con armi nucleari per svilirne la potenza. La Casa Bianca ha smentito la notizia, ma, per quanto possa sembrare paradossale, non è la prima volta che qualcuno prospetta questa soluzione: il sito della NOAA, l'agenzia federale statunitense che si occupa di oceanografia, meteorologia e climatologia, prevede persino una faq su questo tema.

 

E dunque, che cosa accadrebbe se dispiegassimo un ordigno nucleare contro un uragano? All'uragano, nulla. Potremmo non scalfirlo minimamente, in compenso la ricaduta radioattiva dell'esplosione potrebbe sfruttare venti a 280, 290 km orari per diffondersi sulla più vasta area possibile.

Prendere la mira. Gli uragani sono regioni atmosferiche di bassa pressione: in linea puramente teorica, si potrebbe provare a contrastarli incrementando la pressione dell'aria. Forse è per questo che la "questione nucleare" torna periodicamente di moda a ogni stagione degli uragani (da giugno a novembre, sulla costa atlantica USA).

 

Secondo la NOAA, la difficoltà nell'usare esplosivi contro gli uragani starebbe proprio nell'ammontare di energia richiesta. Un uragano rilascia una quantità di energia termica equivalente a quella di una bomba nucleare di 10 megatoni (o milioni di tonnellate di tritolo) ogni 20 minuti. Anche se l'energia meccanica di un ordigno nucleare si avvicina a quella di una tempesta di questo tipo, sarebbe impossibile dirigere e concentrare anche solo la metà di questa energia nell'occhio di un ciclone quando ancora si trova in una zona remota dell'oceano e schivando l'impeto dei venti che lo circondano.

 

Oltretutto, ogni esplosione, incluse quelle nucleari, produce un'onda d'urto che si allontana dal luogo della deflagrazione più rapidamente della velocità del suono.

Una scommessa. Anche attaccare deboli depressioni tropicali prima che possano trasformarsi in uragani non funzionerebbe. Tipicamente, nel bacino Atlantico ne transitano un'ottantina ogni anno, ma solo cinque diventano uragani, e non c'è modo di capire in anticipo quali saranno. Questo mese la NOAA ha fatto sapere che sussistono le condizioni per una stagione di uragani particolarmente intensa: si prevedono tra 10 e 17 tempeste degne di un nome, 5-9 delle quali potrebbero diventare uragani (2-4 dei quali particolarmente intensi).

 

 

29 Agosto 2019 | Elisabetta Intini