Test nucleari e meteo dello Spazio

I documenti militari sui test nucleari in alta atmosfera degli anni '60 permettono oggi di studiare l'interazione tra fenomeni violenti, come i brillamenti solari, e la nostra atmosfera.

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HARDTACK-Teak Test: agosto 1958, una testata nucleare viene fatta detonare a 76 km di quota. Oggi è possibile studiare le conseguenze di quella e altre esplosioni sull'atmosfera della Terra. | WikiMedia / Federal government of the United States

Negli anni tra il 1958 e il '62, i test nucleari in alta quota di Stati Uniti e Unione Sovietica hanno avuto conseguenze temporanee "locali", percepibili però su scala globale, sulla nostra atmosfera (qui sotto: uno schema semplificato della struttura dell'atmosfera della Terra).

 

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Uno schema semplificato dell'atmosfera del nostro pianeta. | WikiMedia

Ciò che venne condizionato con quelle esplosioni è lo space weather (meteo, clima dello Spazio), espressione che indica un complesso sistema di interazioni regolato in larga misura dall'attività solare e in parte dalla magneto sfera terrestre.

 

Una serie di documenti Usa recentemente desecretati, inerenti a quel periodo, ha permesso di condurre un ampio studio (sommario, in inglese) sull'impatto dei test nucleari sul sistema atmosfera della Terra.

 

Le testate nucleari fatte brillare a varie quote, da 25 km fino a 400 (la Iss orbita a una quota media attorno ai 400 km) davano origine a sfere di plasma elettromagneticamente carico e in rapidissima espansione.

 

Questo materiale reagiva all'istante con le caratteristiche delle specifiche regioni dello spazio atmosferico, generando tempeste magnetiche e qualche volta aurore osservate da Terra a migliaia di km di distanza: fenomeni temporanei, paragonabili all'interazione del sistema Terra con un'intensa attività solare.

 

Nell'ambito dell'operazione HARDTACK-Teak, per esempio, nell'agosto del '58 gli Usa fecero detonare a 76 km di quota sopra Johnston Island (un atollo nel nord Pacifico) un ordigno migliaia di volte più potente di quelli usati su Hiroshima e Nagasaki.

 

L'improvvisa iniezione di prodotti di fissione nella ionosfera produsse l'interruzione delle comunicazioni su di un'ampia area del Pacifico, mentre le particelle dei gas ionizzati dall'esplosione viaggiarono lungo le linee del campo magnetico terrestre e diedero origine a un'aurora boreale sopra le Samoa, nel Pacifico meridionale, a più di 3.000 km di distanza.

 

A distanza di oltre mezzo secolo, archiviata la Guerra Fredda (ma non ancora la corsa al nucleare), i documenti militari di quei test sono oggi una preziosa fonte di misurazioni e dati.

 

Aiuteranno a comprendere meglio l'interazione di fenomeni violenti - dai raggi cosmici ai brillamenti solari - con il particolare mix composto da magnetosfera, fascia di Van Allen e "atmosfera", che a sua volta è un'etichetta che descrive un ambiente molto complesso.

 

24 maggio 2017 | Davide Lizzani