Scienze

Test nucleare segreto o (solo) un terremoto? Un metodo statistico lo rivela al 99%

Un nuovo strumento è in grado di distinguere i terremoti da un'esplosione nucleare sotterranea effettuata segretamente da uno Stato.

È in arrivo un nuovo strumento in grado di svelare con altissima precisione la differenza tra un terremoto naturale e un'esplosione nucleare sotterranea. Sin dalla detonazione delle prime bombe atomiche a Hiroshima e Nagasaki nel lontano 1945, infatti, la Terra ha tremato per oltre duemila volte a causa dei test condotti dalle otto nazioni "atomiche", ossia Stati Uniti, Unione Sovietica, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan e Corea del Nord. Dal 1963 in poi, visti gli enormi danni causati dalle deflagrazioni in superficie, un accordo internazionale tra statunitensi, sovietici e britannici portò allo spostamento delle esplosioni nelle profondità del terreno. Da allora, organizzazioni che si battono per la messa al bando del nucleare conducono un costante monitoraggio dei test, anche se è difficile individuarli e distinguere gli eventi artificiali dai fenomeni naturali.

Diversi metodi. Fino a oggi, per comprendere se i dati delle rilevazioni provenissero da un violento terremoto o da una esplosione atomica, si è ricorso a diversi metodi: dalle stazioni di analisi dell'aria per ricercare piccole quantità di elementi radioattivi nell'atmosfera alle postazioni di "ascolto" acquatiche per i test subacquei; dai rilevatori di infrasuoni per captare i rimbombi a bassa frequenza fino ai sismografi per registrare eventuali scuotimenti sotterranei sospetti, per esempio quelli che si verificano in zone non sismiche e non vulcaniche, o anche i "terremoti" con epicentro troppo prossimo alla superficie (meno di 3 km). Ma, soprattutto nel caso dei sismografi, la difficoltà nel discernimento è notevole. Ogni giorno, infatti, si verificano eventi di notevole entità, e se una nazione volesse condurre un test segreto è probabile che sceglierebbe proprio un'area sismica per mimetizzarlo.

Quasi impeccabile. Una nuova procedura, elaborata da un team di scienziati dell'Australian National University e del Los Alamos National Laboratory statunitense, e illustrata sulle pagine del Geophysical Journal International, si propone di dirimere quasi ogni dubbio. Il metodo sin qui più avanzato prevedeva il calcolo del rapporto tra la quantità di energia trasmessa dalle cosiddette "onde di corpo", ossia quelle che viaggiano dalle profondità verso l'esterno e in tutte le direzioni, e le "onde superficiali", cioè il riverbero che si produce sul terreno. Di norma, i terremoti tendono a consumare più energia nelle onde superficiali rispetto alle esplosioni, ma in alcuni casi tale sistema non è stato in grado di togliere ogni dubbio, come nel caso di un test nordcoreano del 2017, che generò notevoli onde superficiali poiché realizzato all'interno di un tunnel scavato in una montagna.

Lotta per il disarmo. I ricercatori australiani e americani hanno affinato tale metodo grazie alla messa a punto di un'analisi statistica avanzata collegata ai modelli di movimento delle rocce negli eventi sismici. In pratica, analizzando le differenze nel modo in cui un'esplosione e un terremoto spostano gli "oggetti" in superficie, sono stati raggiunti risultati incredibilmente accurati, con un tasso di successo del 99%. Nella volontà degli scienziati, questo nuovo strumento potrà diventare un baluardo fondamentale nella lotta per il disarmo nucleare e la sicurezza globale.

24 febbraio 2024 Simone Valtieri
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