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Terremoti e storia degli Appennini

La sequenza di terremoti degli ultimi giorni va inquadrata nella storia geologia degli Appennini. La spinta dell’Africa verso l’Europa era già attiva...

Immagine tratta da La Terra - Zanichelli Prima la Corsica e la Sardegna. Nella prima fase della formazione della catena, tra 30 e 10 milioni di anni fa, l’apertura del mare balearico fu accompagnata dalla deriva verso est del piccolo blocco della Sardegna e della Corsica. Le forti spinte tettoniche trasformarono alcune delle rocce sedimentarie in rocce metamorfiche. In Toscana, le rocce calcaree depositate nell’antico mare della Tetide furono trasformate in marmi, le argille e le arenare in ardesie. La seconda fase di formazione degli Appennini, a partire da 10 milioni di anni fa, fu invece accompagnata dalla contemporanea apertura del Mar Tirreno. Alla formazione di questo profondo mare si legano i fenomeni vulcanici delle regioni tosco-laziali e campane. Lungo le fratture crostali che bordavano il bacino in via di sprofondamento, i magmi profondi del mantello risalirono (e ancora oggi risalgono) verso la superficie, formando numerosi vulcani, parte dei quali è oggi estinta. Fa eccezione il vulcanismo delle isole Eolie che i geologi collegano a una possibile subduzione della sottile e densa crosta del Mar Ionio sotto il cosiddetto «arco calabro» Oggi, pochi cambiamenti, ma le spinte continuano. Negli ultimi due milioni di anni, in quella che viene chiamata era Quaternaria, la geografia dell’Italia non è significativamente cambiata, se non per il lento e definitivo sollevamento della catena appenninica, e per il riempimento della fossa marina che la bordava. I detriti smantellati dalle Alpi e dagli Appennini hanno formato la grande piana alluvionale Padana, il basso Mare Adriatico, e in parte sono stati essi stessi deformati dall’orogenesi. Nelle gole dell’Appennino marchigiano possiamo oggi osservare i grandiosi effetti delle spinte compressive orogenetiche sugli strati sedimentari antichi, che si erano depositati nell’antico Golfo della Tetide. Oggi questi strati calcarei, che conservano le tracce della vita e della storia geologica di quella passata era, sono esposti al nostro sguardo, piegati, spezzati e sollevati dall’orogenesi appenninica. Il terremoto di oggi. E ora due parole sul terremoto di oggi 27 gennaio 2012. Il terremoto che si è verificato alle 15 e 53 si è sprigionato ad una profondità di circa 60 km sotto Frignano a circa 60 km a sud ovest di Parma. La sua intensità è stata del 5.4 della Scala Richter, quindi un valore di tutto rispetto. Nelle ore successive ve ne sono stati altri di cui uno del 3,2 Richter. Per fortuna l’epicentro del sisma più forte è stato piuttosto profondo e quindi molta energia si è dispersa prima di arrivare in superficie. Vien da chiedersi se è collegato a quello dell’altro giorno. Ebbene teoricamente no, perché si è mossa un’altra frattura della crosta terrestre. Tuttavia non è da escludere che l’energia rilasciata dal primo possa essere stata la goccia che ha fatto traboccare il bicchiere della seconda frattura che era già sotto forte stress e che così si è messa in movimento. Cosa c’è da attendersi? Beh va detto che l'Appennino tosco-emiliano-romagnolo è interessato spesso da sequenze sismiche delle quali è impossibile prevedere l'evoluzione. Ma sappiamo dalla storia che nell’area possono verificarsi anche forti terremoti. Quindi è meglio non abbassare la guardia.

 

27 gennaio 2012 | Luigi Bignami