Scienze

È iniziata la stagione autunnale (astronomicamente parlando)

Lunedì 23 settembre alle 9:50 ora italiana daremo il benvenuto ufficiale all'autunno, già annunciato dalla graduale diminuzione delle ore di luce. La posizione della Terra rispetto al Sole segna questo passaggio di stagione, che per comodità i meteorologi fanno iniziare prima, all'inizio del mese.

Ormai lo sappiamo: astronomi e meteorologi hanno date diverse per l'inizio delle stagioni. I primi guardano alla posizione della Terra nella sua orbita attorno al Sole, con punti di riferimento come l'afelio (quando siamo alla massima distanza dal Sole) il perielio (la minima distanza) e altri ancora. Dal momento che la Terra non orbita intorno al Sole in 365 giorni esatti (come vorrebbe il calendario gregoriano), ci sono delle variazioni (ore e minuti) sul giorno e sull'ora di inizio stagione da un anno all'altro. Per tradizione, noi rispettiamo il calendario degli astronomi: qui sotto, lo schema semplificato dei riferimenti astronomici che regolano l'alternanza delle stagioni.

I meteorologi pensano diversamente: quando parlano di meteo pensano alla disposizione delle alte e basse pressioni sull'intero globo. Questi sono gli elementi che contraddistinguono il quadro stagionale e che hanno però il vizio di non rispettare le date astronomiche, ma di correre o rallentare in funzione di una gran quantità di altri fattori. Per esempio, la disposizione barica (il quadro generale delle pressioni) e le temperature del 15 di agosto, in piena estate, sono generalmente ben diverse da quelle del 15 di settembre, che è ancora estate astronomica, ma è già autunno meteorologico. Così, per semplificare il problema, i meteorologi fanno iniziare le loro stagioni il primo giorno del mese in cui cade l'inizio di stagione astronomica: per loro, l'autunno 2019 è iniziato il 1° settembre (e funziona così anche per le altre). Qui sotto, uno schema generale dell'inizio e della fine delle stagioni, per astronomi e meteorologi.

L'equinozio. Torniamo all'astronomia e all'orbita della Terra attorno al Sole: nel momento in cui il pianeta si trova a una delle estremità di quella che abbiamo appunto chiamato linea degli equinozi (vedi lo schema dei riferimenti astronomici), il terminatore, cioè la linea che divide la parte illuminata (diurna) della Terra dalla parte che in quel momento è ancora in ombra (notturna) è perpendicolare all'equatore: passa cioè sia per il Polo Nord sia per il Polo Sud. Il dì e la notte hanno (quasi) la stessa durata: è il giorno che chiamiamo equinozio, dalla parola latina aequinoctium (notte uguale).

L'equinozio d'autunno visto dal satellite Meteosat
L'equinozio d'autunno visto dal satellite Meteosat: il terminatore, il confine tra il giorno e la notte, passa esattamente per i poli. © Meteosat

I due equinozi (autunno e primavera) corrispondono a un preciso evento astronomico, ma in realtà c'è qualche minuto di differenza nella durata del dì (luce) e della notte (buio). Succede perché i raggi del Sole iniziano a inondare una regione della Terra prima che il disco solare sia completamente visibile (all'alba) e scompaiono dopo che è scomparso dalla vista: i minuti di luce che precedono e seguono la completa comparsa o il completo tramonto riducono la durata della notte.

Il conto dei minuti spiccioli sposta l'equilibrio tra buio e luce a qualche giorno prima dell'equinozio di primavera e a qualche giorno dopo quello d'autunno, a quello che chiamiamo equilux - quando notte e dì hanno per davvero la stessa durata.

Autunno nello Zhongnan, in Cina: ogni anno, con i primi freddi, un antico albero di Ginkgo biloba cambia "abito" e tinge le foglie di un bel color zafferano acceso. Guarda le foto © Photos via yicai.com

Lo slittamento delle date. Il calendario gregoriano è di 365 giorni: è comodo, ma non rispecchia l'anno siderale, ossia l'effettiva durata dell'orbita della Terra attorno al Sole, che è di 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi.

Per compensare la differenza è stato introdotto il sistema degli anni bisestili, che prevede l'aggiunta di un giorno alla fine di febbraio, in generale per tutti gli anni non secolari (che non segnano il passaggio di secolo) e divisibili per 4: questa soluzione offre una buona approssimazione, ma è comunque un'approssimazione.

Per fare tornare i conti la regola non è stata rispettata per il 2000, che è stato bisestile: questo però sta provocando un graduale slittamento all'indietro degli eventi del calendario astronomico. Il cambio di stagione "arretra", anno dopo anno: addirittura, nel 2044 l'equinozio di primavera cadrà per la prima volta il 19 di marzo.

23 settembre 2019 Focus.it
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