Speranza bionica

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Dopo anni di ricerche, le prime applicazioni di protesi bioniche controllate dal cervello stanno restituendo speranza e voglia di vivere a diverse persone in tutto il mondo.
Claudia Mitchell, una marine statunitense di 26 anni che ha perso interamente un braccio in un incidente stradale, è una di queste.
I medici del Rehabilitation Institute of Chicago (RIC), con un intervento durato cinque ore, hanno impiantato sulla giovane donna un arto bionico di ultima generazione, che le consente di svolgere molte delle più comuni attività in modo quasi normale. La sofisticatissima protesi, grazie a una fitta connessione con i nervi di Claudia è infatti in grado di riconoscere i movimenti della muscolatura toracica e tradurli in gesti e azioni complesse come sbucciare un frutto o indossare una camicia.
Gli impulsi nervosi provenienti dal cervello vengono processati da un piccolo computer che controlla con estrema precisione i movimenti del braccio meccanico.
Il prossimo passo sarà quello di mettere a punto un sistema che consenta di restituire agli utilizzatori di questi apparecchi anche la sensazione del tatto.

 

19 settembre 2006