Sorpresa, i Neanderthal mangiavano pesce

Trovati resti di cibo di mare in una grotta abitata da Neanderthal 80-100.000 anni fa circa, in Portogallo: cade l'ipotesi che la dieta marinara fosse essenzialmente tipica dei Sapiens.

La dieta dei Neanderthal includeva il pesce
Illustrazione - Una famiglia di Neanderthal cucina la selvaggina in una grotta: una ricerca ha scoperto che mangiavano anche cibo di mare. | Gorodenkoff / Shutterstock

Gli uomini di Neanderthal mangiavano le cozze alla brace. E anche le vongole, i granchi, le orate, i cefali. In una grotta a sud di Lisbona, un gruppo internazionale di archeologi ha scoperto che la dieta dei nostri cugini preistorici non si basava solo sulla selvaggina cacciata sulla terraferma. Il menu, invece, comprendeva anche cibi di origine marina. La scoperta, pubblicata su Science, è rivoluzionaria: perché modifica l'immagine che avevamo di questi ominidi, ritenuti a torto meno intelligenti e più arretrati rispetto ai Sapiens.

 

Fino a oggi, infatti, i paleoantropologi erano convinti che la dieta a base di pesce - ricca di omega 3 e di altri acidi grassi che favoriscono un buon sviluppo del cervello - avesse permesso ai Sapiens di potenziare le proprie capacità cognitive, il linguaggio e il pensiero astratto, prevalendo così sull'Homo neanderthalensis. Invece, almeno dal punto di vista della dieta (e degli insediamenti sulle coste) i Neanderthal lottavano ad armi pari coi Sapiens.

 

La dieta dei Neanderthal includeva il pesce
L'ingresso della grotta di Figueira Brava (Portogallo), oggi a picco sul mare: circa 100mila anni fa distava un km dalla spiaggia ed era abitata da una comunità di uomini di Neanderthal. | Pedro Souto

 

La scoperta è frutto di 10 anni di lavoro da parte di un gruppo di archeologi di varie nazionalità guidato dal professor João Zilhão (Università di Barcellona, Spagna). E vede fra i partecipanti anche un italiano, il professor Diego Angelucci, archeologo dell'Università di Trento. «Per molto tempo», spiega Angelucci, «si è pensato che gli insediamenti costieri fossero un'esclusiva dell'Homo Sapiens, nell'Africa meridionale. E che solo i nostri diretti antenati si nutrissero di pesce.»

La dieta dei Neanderthal includeva il pesce
Alcuni dei resti di animali marini trovati dagli archeologi nella grotta di Figueira Brava: (A) patelle, (B) vongole, (C) granchio, (D) vertebra di delfino, (E) vertebra di squalo. | AC M. Nabais, D Antunes et al. 2000, EJP Ruas

Due convinzioni cancellate dalle campagne archeologiche svolte nella grotta di Figueira Brava, 30 km a sud di Lisbona: la grotta era frequentata da neandertaliani fra 106mila e 86mila anni fa, in un'epoca interglaciale con un clima temperato: la grotta, oggi a picco sul mare, distava all'epoca oltre 1 km dalla costa. Gli archeologi hanno trovato, sepolti dalle rocce, resti di pesci, molluschi e crostacei (con segni di cottura rilevati al microscopio), ossa di uccelli marini (germani reali, oche, cormorani) e di mammiferi acquatici (delfini e foche).

 

Come facevano gli ominidi a catturare queste prede? «Resta un mistero», risponde Angelucci: «forse usavano giavellotti con punta in selce scheggiata, ma è probabile che usassero strumenti in legno e fibre vegetali, che non sono sopravvissuti fino a noi. Va ricordato, comunque, che le coste portoghesi sono molto ricche di pesce grazie alla circolazione delle correnti dell'Atlantico e alla presenza di ampi estuari dei fiumi che vi sfociano: qui pescare è relativamente facile.»

 

A conferma della loro ingegnosità, c'è un altro dettaglio: le pigne. I Neanderthal raccoglievano pigne mature dai rami più alti dei pini domestici, per conservarle nelle grotte. Quando avevano bisogno di cibo, le avvicinavano al fuoco per aprirle ed estrarne i pinoli. Un cibo che si aggiungeva a una dieta molto varia: nella grotta sono stati trovati resti di cervo, stambecco, cavallo e tartaruga terrestre. Dunque, gli ominidi erano onnivori e sapevano come cacciare anche gli animali terrestri. Resta da scoprire come combinassero questi ingredienti per le loro ricette preistoriche.

26 marzo 2020 | Vito Tartamella