Scienze

Solfatara di Pozzuoli: che cos'è e perché è pericolosa

Come si è formata, e da quali fenomeni eruttivi è caratterizzata? Qualche informazione scientifica sull'area vulcanica campana, teatro di una drammatica vicenda di cronaca.

La Solfatara di Pozzuoli è uno degli oltre 40 vulcani attivi che costituiscono i Campi Flegrei, una delle aree a maggior rischio sismico della nostra Penisola, situata a ovest del Golfo di Napoli. Il 12 settembre 2017 è tristemente divenuta argomento di attualità per la morte di tre persone - un bambino e i suoi genitori, caduti in una voragine satura di anidride carbonica.

Si tratta di un antico cratere vulcanico in stato di quiescenza, cioè che non erutta da tempo, ma che da un paio di millenni manifesta fenomeni di vulcanismo secondario, come fumarole (emissioni di vapore acqueo), mofete (esalazioni di CO2), solfatare (emissioni calde di composti gassosi dello zolfo), e vulcanetti di fango, vulcani in miniatura che eruttano argilla, portata in superficie da emissioni di gas.

Sfiatatoio. Il cratere della Solfatara ha un perimetro di forma ellittica lungo 2,3 km e una superficie di 33 ettari (330 mila metri quadrati). Il punto più alto dell'area, il Monte Olibano, arriva a quota 199 metri, mentre il fondo del cratere arriva a 92 metri sul livello del mare. I pozzi di fango bollente che si formano all'interno di esso sprigionano esalazioni tossiche a base di anidride carbonica e idrogeno solforato, e allo stesso tempo servono da valvola di sfogo ai gas che esercitano pressione dal sottosuolo.

pericolosa. Dalla principale fumarola della Solfatara, la Bocca Grande, fuoriescono vapori fortemente tossici contenenti sali come cinabro (solfuro di mercurio) realgar e orpimento (solfuri di arsenico). Le esalazioni dal caratteristico odore di uovo marcio si depositano sulle rocce circostanti conferendo una colorazione giallo-rossastra.

La Fangaia, un'altra tradizionale meta dei visitatori della Solfatara. Questa piscina di fango ribollente è costituita da acqua piovana e acque di condensazione del vapore, mescolate a materiale argilloso. © Shutterstock

Per gli antichi. La Solfatara si sarebbe formata 3900-3700 anni fa. Gli antichi romani chiamavano il cratere Colles o Fontes Leucogei (dalla parola greca leucos, "bianco"), con riferimento alle terre biancastre dovute all'azione disgregante del vapore acqueo sulle rocce magmatiche. Iniziarono a quell'epoca le attività estrattive di allume (solfato di alluminio e potassio) e bianchetto, una sostanza utilizzata come stucco. A partire dal Medioevo, la Solfatara iniziò ad essere conosciuta anche per le proprietà curative attribuite alle sue acque.

13 settembre 2017 Elisabetta Intini
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