Si rimargina il buco dell'ozono, male i gas serra

Migliorano le condizioni dell'ozono stratosferico: lo annuncia un rapporto dell'Onu, che loda gli sforzi compiuti finora per limitare l'emissione di sostanze che lo causano. Rimane alto, però, l'allarme global warming.

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I gas dell'atmosfera terrestre visti dalla ISS. | Nasa

Una politica comune intelligente può realmente risolvere grandi problemi ambientali. La prova è scritta nero su bianco nell'ultimo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente e dell’Organizzazione meteorologica mondiale presentato al Palazzo di vetro dell'Onu a New York: il buco nell'ozono si sta restringendo.

 

Dopo 3 decenni di cattive notizie, l'ozonosfera, lo strato della stratosfera terrestre (situato tra i 15 e i 40 chilometri di altitudine) che ci protegge dalle radiazioni ultraviolette del Sole, mostra importanti segni di miglioramento. E il merito è da attribuirsi ai comuni sforzi internazionali per limitare l'utilizzo delle sostanze che lo provocano, come i clorofluorocarburi (Cfc).

 

Al bando. Negli anni '70 si scoprì che questi composti chimici dall'azione refrigerante, un tempo largamente impiegati nelle bombolette spray, nei condizionatori d'aria e nei frigoriferi, contribuivano alla riduzione della preziosa protezione atmosferica dalle dannose radiazioni solari. Nel 1987, con il trattato di Montreal, quasi 200 paesi si impegnarono ad abbandonare l'utilizzo di queste sostanze, e la loro costanza è stata premiata, tanto che il protocollo è stato definito uno dei più recenti successi di politica ambientale.

 

Il buco nell'ozono in corrispondenza del Polo Sud, in una resa grafica del 2012. Il viola indica l'area in cui lo strato di ozono è più sottile. |

Effetti reali. Se il trattato non fosse stato approvato, l'uso di sostanze dannose per l'ozonosfera sarebbe aumentato di 10 volte entro il 2050, si legge nel rapporto.

 

Invece prima di quella data i livelli di ozono nella stratosfera dovrebbero tornare alle concentrazioni del 1980.

 

Per il 2030, il protocollo "avrà evitato 2 milioni di casi all'anno di cancro alla pelle, scongiurato danni al sistema immunitario e problemi agli occhi, protetto la fauna e l’agricoltura" (guarda come appare la pelle sotto agli ultravioletti).

 

Sfide aperte. Ma è presto per rilassarsi e archiviare la sezione "problemi ambientali". Lo stesso zelo dovrebbe ora essere impiegato per affrontare il problema del riscaldamento globale, secondo i 282 scienziati che hanno firmato lo studio. Per esempio, alcune sostanze chimiche che hanno sostituito i Cfc sono comunque dannosi gas serra. Occorrerà vegliare su come le attività umane modificano la composizione dell'atmosfera, come è stato fatto finora per proteggere l'ozonosfera. Ormai lo abbiamo capito, ne va della salute nostra e del pianeta.

 

12 settembre 2014 | Elisabetta Intini