Scienza

Sequenziato il DNA dell'uomo di Neanderthal

Il genoma umano è stato messo a confronto con quello dell’uomo di Neanderthal, di cui è stato codificato parte del DNA. Fornendo le prime informazioni sul nostro antico cugino.

Sequenziato il DNA dell'uomo di Neanderthal
Il genoma umano è stato messo a confronto con quello dell’uomo di Neanderthal, di cui è stato codificato parte del DNA. Fornendo le prime informazioni sul nostro antico cugino.

L'uomo di Neanderthal nei panni di
quello moderno.

Cosa abbiamo in comune con l’uomo di Neanderthal? Forse un ancestrale antenato. Ma poi, circa mezzo milione di anni fa, l’Homo sapiens (da cui discendiamo) e il neanderthaliano si sarebbero distinti. Le due specie, inoltre, una volta separate probabilmente non si sono mai più incrociate, nonostante un periodo di coabitazione in alcune zone d’Europa. È quello che rivelano le nuove analisi del DNA, estratto da alcune ossa fossilizzate, compiute da due team di scienziati differenti, uno statunitense e l’altro tedesco.

Cugino dove sei?
Ma parentele a parte, chi era veramente l’uomo di Neanderthal, di che colore erano i suoi capelli, i suoi occhi e la sua pelle? Era forse capace usare un linguaggio “umanoide”, come funzionava il suo cervello? E soprattutto come mai si è estinto 30.000 anni fa?
Sono tutte domande a cui le future analisi dell’antico DNA, nei prossimi anni, potrebbero dare una risposta. Soprattutto se, come promette Svante Paabo del Max Planck Institute in Germania, si arriverà alla codifica dell’intero genoma dell'ominide. Usando il nuovo metodo chiamato “direct sequencing approach”, che ha permesso allo scienziato tedesco e al suo team di scoprire un milione di paia di basi di DNA, da un osso di un uomo vissuto 38.000 anni fa.

Metodi innovativi
Il nuovo approccio diretto, infatti, permette il sequenziamento anche quando il materiale genetico risulta molto rovinato e frammentato. Un sistema che potrebbe essere utilizzato anche per l’analisi genetica di molte altre specie estinte. Il team Edward Rubin del Berkeley National Laboratory in California, invece ha usato il metodo tradizionale indiretto, che utilizza copie di Dna prodotte da batteri, arrivando comunque a buoni risultati: la codifica di 65.000 paia di basi.

(Notizia aggiornata al 16 novembre 2006)

16 novembre 2006
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