Scienze

Ricostruito con grande dettaglio, anche nei colori, un dinosauro del Crataceo

Vissuto 120 milioni di anni fa, si è conservato e fossilizzato in ottime condizioni, permettendo così di ricostruire con precisione anche dettagli come i colori e i peli.

Una vera opera artistica ha “riportato in vita” un dinosauro del Cretaceo inferiore (80-145 mln di anni fa) grande poco più di un grosso tacchino. Ai nostri occhi sembra quasi uno scherzo della natura: il becco ricorda quello di un pappagallo, la forma quella di un lucertolone e dal volto spuntavano due grosse corna che si allungavano lateralmente. Dovevano essere composte da un tessuto piuttosto molle e quindi non avevano scopi difensivi, forse fungevano da richiamo. Era un dinosauro erbivoro che si nutriva di noci e semi e visse circa 120 milioni di anni fa, là dove oggi si estende la Cina nord-orientale.

L'aspetto più interessante di questo lavoro sta nel fatto che grazie ad alcuni pigmenti conservatisi nel tempo si è riusciti a ricostruire i colori delle scaglie che lo ricoprivano. Aveva il ventre chiaro e il dorso scuro, una livrea che probabilmente lo aiutava a mimetizzarsi, per nascondersi dai dinosauri feroci e voraci di quell’area. Sulla coda aveva una serie di filamenti simili alle setole di uno spazzolino.

Lo sterco del fossile. Lo Psittacosaurus, questo il nome del dinosauro, è stato ricostruito in 3D grazie al lavoro di un gruppo di paleontologi guidato da Jakob Vinther (università di Bristol), che hanno pubblicato la loro ricerca su Current Biology. L’artista che ha ridato un corpo e un volto all’animale è Robert Nicholas, il quale è partito da immagini dello scheletro fossilizzato che, ripreso da ogni angolazione, una volta ricostruito è stato ricoperto da argilla, polistirolo e una rete che ha fatto da struttura portante. Quindi è stato ricoperto da scaglie e colorato in modo realistico.

I colori del suo mantello hanno permesso di ricostruire l'ambiente di foresta in cui viveva. © Bob Nicholls

Interessante è il fatto che i ricercatori, basandosi proprio sui colori dell’animale e ipotizzando che dovevano essere di aiuto per nascondersi dai predatori, hanno potuto ricostruire l’ambiente in cui viveva.

Un particolare curioso: nella ricostruzione, sembra che l’animale stia defecando. I paleontologi sostengono che non morì in quel momento, ma che le feci vennero espulse per via dei gas formatisi nell’animale dopo la morte.

16 settembre 2016 Luigi Bignami
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