Scienza

Creato in laboratorio il primo liquido poroso

Un nuovo materiale liquido può fare la differenza nel contenimento dei gas serra.

Può un liquido essere poroso? Avere cioè con una struttura che al suo interno presenta dei buchi? Da oggi sì: questo rivoluzionario materiale è stato recentemente messo a punto dai ricercatori della Queen's University di Belfast (Irlanda del Nord) e rappresenta un punto di svolta nelle tecnologie per la lotta all’inquinamento.

Che cos’è un liquido poroso? A che cosa può servire?

Nanobuchi ad alta tecnologia. Dal punto di vista pratico, il nuovo materiale è esattamente ciò che il suo nome suggerisce, cioè un liquido che al suo interno presenta dei fori. Ma a differenza dei materiali porosi solidi, per esempio la pomice, questa sostanza è porosa a livello molecolare. Alla vista si presenta cioè come un liquido convenzionale, ma tra una molecola e l’altra vi sono spazi vuoti in scala nanometrica.

I materiali porosi sono molto utilizzati nell’industria: leggeri e flessibili, sono i componenti di svariati prodotti, dalle plastiche ai combustibili. Ma fino a oggi esistevano solo in forma solida.

Molecole su misura. I ricercatori della Queen University hanno progettato questo liquido partendo da zero, disegnando la forma delle molecole in modo tale che rimanessero spazi vuoti tra una e l’altra. Questo nuovo materiale può catturare i gas, intrappolandoli negli spazi vuoti, con un'efficienza molto maggiore rispetto a qualunque altra sostanza nota.

Filtri liquidi. L’obiettivo è quello di utilizzare il nuovo materiale per costruire filtri di nuova generazione in grado di assorbire la CO2 prodotta dagli impianti di combustione o dai motori a scoppio, così che non si disperda nell’atmosfera.

Lo sviluppo del liquido poroso ha richiesto tre anni di lavoro e ne serviranno altrettanti per vedere le prime applicazioni concrete di questa nuova tecnologia.

13 novembre 2015 Rebecca Mantovani
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