Scienze

Rapporto sul clima: riflessione a freddo

Sul rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change la cronaca dei media ha già raccontato molto. Ma poiché il rapporto è molto corposo, per...

Sul rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change la cronaca dei media ha già raccontato molto. Ma poiché il rapporto è molto corposo, per capirlo fino in fondo è necessario leggerlo tutto e in modo approfondito. Dopo averlo consultato in questa giornata ho trovato alcuni elementi che andrebbero sottolineati. Non c’è dubbio che il rapporto dice che il cambiamento climatico influenzerà ogni parte del pianeta, ma per molte regioni della Terra e per diversi elementi esso fa solo previsioni “vaghe”, arrivando addirittura a definire gli impatti in modo incerto. Il rapporto insomma, seppur non smentisce, tuttavia non ribadisce i “numeri” sulle previsioni climatiche che erano state fatte nel 2007, al punto che l’IPCC afferma che non è in grado di prevedere quali saranno gli impatti specifici del cambiamento climatico, come siccità, tempeste o inondazioni, che colpiranno luoghi particolari. Il rapporto invece, si concentra notevolmente su come le persone debbano adattarsi all’incertezza, sapendo che il clima si comporterà in modo molto variabile e al momento indefinibile. Lo sottolinea Chirs Field della Carniege Institution for Science di Stanford (California): “La naturale tendenza umana è quella di volere le cose spiegate in modo semplice, chiaro e preciso. Ma dall’IPCC possiamo dire che il futuro che ci è dipinto potrebbe non essere quello che possiamo disegnarci. Gli scenari futuri infatti, possono essere molto diversi”. Il futuro non è chiaro Rispetto al rapporto del 2007 dunque, le previsioni sono volutamente più vaghe. Non c’è più un quadro preciso del clima del futuro. Ad esempio nel rapporto del 2007 si leggeva che l’intensità dei cicloni asiatici sarebbe aumentata del 10-20 per cento. Il nuovo rapporto non fa la medesima affermazione. Il medesimo rapporto del 2007 diceva che almeno 250 milioni di africani sarebbero rimasti senz’acqua entro la fine del decennio. Il nuovo rapporto evita di fare queste affermazioni. E ancora non si leggono più frasi del tipo”centinaia di milioni” di persone saranno colpite dall’innalzamento dei mari o dalle temperature più elevate o dalle siccità. David Karoly dell’Università di Melbourne ha detto: “Questo nuovo quadro ci dice che abbiamo una migliore comprensione delle incertezze nelle proiezioni climatiche regionali a scadenze decennali”. E' importante sapere che il clima sta cambiando
Va comunque detto che alcune importanti previsioni sono state fatte, come ad esempio il fatto che l’Africa sarà molto più colpita da inondazioni, che l’Europa sarà bombardata da ondate di calore e che l’Australia vedrà carestie epocali e che un po’ in tutto il mondo i mari saranno in crescita. “Il fatto che si parli di previsioni di fenomeni senza dare numeri precisi va visto come un monito ancora più forte – spiega Karoly – in quanto è come se ci trovassimo su un’auto che va contro un muro. Non è importante dire se andiamo a 100 o a 120 km all’ora, ma è importante renderci conto che stiamo andando contro un muro e quindi è necessario avere le cinture di sicurezza”. Quindi è importante sapere che arriveranno ondate di calore, che il mare si innalzerà più che avere con certezza millimetrica i valori dei fenomeni. Il rapporto poi sottolinea come sia importante combattere i cambiamenti climatici, così come è importante combattere la povertà, perché se i due fenomeni colpiscono insieme una certa regione amplificano enormemente le ricadute sull’umanità intera. Insomma dobbiamo sviluppare la resistenza ai cambiamenti climatici, di qualunque tipo essi siano e qualunque sia la loro intensità perché al momento si sta facendo troppo poco.

1 aprile 2014 Luigi Bignami
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