Ragni nelle banane: pericolo o bufala?

La vicenda di una ventinovenne londinese sembra una leggenda metropolitana: invece è vera, anche se non c'era alcun pericolo. Ecco come (e quando) viaggiano i parassiti insieme alla frutta.

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Una Phoneutria Nigriventer in posizione di minaccia: erano suoi i piccoli trovati nella confezione di banane

Compra le banane al supermercato e ci trova dentro un ragno velenosissimo. Leggenda metropolitana? Lo sembra. E, in molti casi, lo è (insieme alla variante del ragno nel tronchetto della felicità). La notizia, rimbalzata da alcuni giornali inglesi, è però vera. E la disavventura capitata alla ventinovenne Consi Taylor di Londra non è così infrequente. In questo senso: trovare ragni dentro un casco di banane è una cosa normale sul luogo di raccolta. Ma nelle fasi di trasporto, lavaggio e lavorazione, normalmente fuggono da soli dalla loro “casa”.

 

Fino a qui
«Almeno due specie sono tipiche degli alberi cavi in sudamerica e dei caschi di banane in particolare: la phoneutria e la heteropoda» spiega Francesco Tommasinelli, biologo ricercatore ed esperto allevatore di aracnidi. «Mentre l’ultima è innocua per l’uomo, la prima è effettivamente pericolosa, anche se non la più temibile al mondo: si tratta in entrambi i casi di grossi ragni, anche 12/15 cm di diametro comprese le zampe distese» dice Tommasinelli. A diventare così, un ragno come la phoneutria impiega 4 o 5 anni. Quello che la Taylor ha trovato su una banana non è, però, l’esemplare adulto: è un nido (in inglese cocoon, bozzolo), con dentro decine di ragnetti identificati poi come phoneutria. Pericoloso? «Per nulla. I chelicheri dei piccoli (le zanne del ragno) non hanno neppure la forza di bucare la pelle più sottile. Se accidentamente ingeriti insieme alla banana, difficile visto che stanno sulla buccia e non dentro, non provocano alcun danno».

Tutti morti
La catena di supermarket dove la giovane donna ha comprato le banane, ha provveduto a disinfestarle la casa. «Ma anche senza questo intervento, i ragnetti non sarebbero sopravvissuti all’ambiente secco e senza cibo per loro di un appartamento londinese» spiega Tommasinelli.

 

11 Novembre 2013 | Carlo Dagradi