Raffreddare i poli e seminare plancton negli oceani

Come combattere le cause del riscaldamento globale e mitigare le conseguenze del cambiamento climatico con idee bizzarre e progetti non convenzionali.

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E se ricongelassimo i poli? Secondo alcuni potrebbe essere la soluzione al problema del clima.|Pexels

C'è un posto nel mondo dove si studiano e si mettono a punto le idee più creative, e a volte estreme, per combattere gli effetti del cambiamento climatico: è il Centre for Climate Repair, costola del Centre for Climate Science dell'Università di Cambridge (UK). L'ambiziosa missione di questa unità speciale è chiara fin dal suo nome: risolvere il problema del clima.

 

«Ciò che faremo nei prossimi 10 anni condizionerà i prossimi 10.000», spiega Sir David King, responsabile del dipartimento ed ex consigliere scientifico del Governo di Sua Maestà. King ha riunito attorno a sé alcune tra le menti più brillanti del pianeta, per lavorare a progetti davvero speciali.

 

Raffreddare i poli. Quello che sulla carta sembra il più fantascientifico è il ricongelamento dei poli. L'idea è quella di una coltre di nuvole che, sopra i circoli polari, rifletta verso lo Spazio una maggior quantità di calore in arrivo, raffreddando così la superficie sottostante. Gli scienziati pensano a navi alimentate a energia solare, completamente robotizzate, dotate di cannoni per spruzzare nel cielo un aerosol molto fine di acqua di mare. L'acqua nebulizzata potrebbe raggiungere gli strati più alti dell'atmosfera, favorendo la condensazione e la creazione di nuvole.

 

Il costo a livello globale degli eventi meteo estremi, dal 2000 al 2018, in miliardi di dollari: è una stima delle conseguenze di cicloni, uragani e inondazioni (non sono considerati siccità e incendi). | AON 2019, via Statista.com

 

Combustibile dalla CO2. Un altro progetto è un'evoluzione delle tecnologie di sequestro della CO2, cioè di quelle tecnologie che permettono di catturare il gas serra direttamente dalle ciminiere degli impianti industriali o di produzione dell'energia, per poi immagazzinarla nel sottosuolo. Peter Styring (prestato dall'università di Sheffield) lavora a speciali reagenti chimici con l'obiettivo di trasformare in combustibile la CO2 prelevata dagli impianti industriali. Come fonte di energia, il progetto prevede l'uso del calore in eccesso dei processi industriali.

 

Seminare gli oceani. Un altro progetto allo studio è quello della fertilizzazione degli oceani, con l'obiettivo di aumentare in modo considerevole la quantità di plancton - così da favorire l'assorbimento di CO2 grazie alla fotosintesi. Un approccio geo-ingegneristico al problema dei gas serra in atmosfera, che pare incontrare il consenso della comunità scientifica.

 

«Se riusciamo a contenere le emissioni di CO2 possiamo rallentare il riscaldamento del pianeta, ma non basta: occorre diminuire drasticamente la quantità di gas serra già presenti in atmosfera, e la geoingegneria può essere una soluzione», spiega l'oceanografo Peter Wadhams (Cambridge).

 

Effetti collaterali? Robert Callum (New York University) ritiene che la situazione sia talmente grave da obbligare a tenere in considerazione anche le idee più bizzarre e sopra le righe. Quali sono i rischi di interventi così drastici per il pianeta, come la coperta di nuvole ai poli o l'esasperata moltiplicazione del plancton? Difficile dirlo, almeno finché i modelli che simulano gli interventi non avranno messo alla prova ogni possibile scenario.

 

02 Giugno 2019 | Rebecca Mantovani