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Quanti tipi di odori esistono?

Dieci, secondo un nuovo studio targato USA, che sfrutta la statistica per provare a classificare alcune delle informazioni sensoriali più "sfuggenti": quelle olfattive.

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L'odore degli agrumi rientra in una specifica categoria. Photo © Oliver Rossi/Corbis |

Contare i gusti che possiamo percepire è molto facile, un po' meno è capire quanti colori possiamo vedere o quanti suoni riusciamo a udire (per questo, ci vengono in aiuto le frequenze dello spettro luminoso e quelle sonore).

Ma quando si passa all'olfatto, le cose si fanno più complicate: è possibile raggruppare in macrocategorie i tipi di odori che stuzzicano il nostro naso?

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Buoni o cattivi: come il cervello legge gli odori

 

Quando si dice…avere naso!
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Curiosità... sensazionali

Come si sono evoluti i nostri sensi? Perché abbiamo queste finestre sul mondo? Tutto quello che vorresti sapere sui cinque sensi nei nostri speciali dossier. E qui, quello specifico sull'olfatto.

Ci hanno provato alcuni ricercatori dell'Università di Pittsburgh e dell'Oak Ridge National Laboratory (rispettivamente in Pennsylvania e Tennessee, USA). Utilizzando avanzate tecniche statistiche su set di dati standard per descrivere gli odori, gli scienziati hanno raggruppato le fragranze percepibili dall'uomo in dieci gruppi principali. I risultati dello studio sono appena stati pubblicati sulla rivista scientifica Plos One.

Le informazioni olfattive sono state riorganizzate in queste categorie: fragrante, legnoso/resinoso, fruttato (ma non agrumato), chimico, alla menta o menta piperita, dolce, al popcorn, al limone, e per finire due qualità non esattamente piacevoli: acre e putrefatto.

La puzza è una questione di peso. Molecolare

Possono sembrare attributi un po' strampalati ma risultano, in realtà, descrittivi almeno in parte, per gli odori che normalmente avvertiamo. L'impossibilità di misurare fisicamente i fenomeni all'origine della percezione olfattiva rende infatti molto difficile categorizzare le informazioni di questo senso. I ricercatori proveranno ora ad affrontare il problema con la strategia inversa: analizzando, cioè, una banca dati di strutture chimiche e cercando di capire come una specifica struttura possa generare uno specifico odore.

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19 settembre 2013 | Elisabetta Intini