Prevenire i disastri idrogeologici si può. Ecco un esempio

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Così i mulini rimangono all'asciutto nonostante la piena del fiume Olona

È possibile prevenire un disastro ecologico nel nostro Paese? Sentiamo spesso questa esigenza quando avvengono catastrofi idrogeologiche, ma poche volte troviamo esempi di prevenzione. Uno è stato realizzato e con merito nel Comune di Malnate (VA). Si tratta di un esempio reale che potrebbe essere preso a riferimento da tanti enti che si trovano con situazioni simili da affrontare. Nel Comune esiste un piccolo borgo di mulini storici, ancora abitati, i Mulini di Gurone, che sono stati costruiti nel cuore di un’area dove il fiume Olona talvolta esonda. E quando ciò succede sono problemi non solo per i Mulini, ma anche per alcune aree abitative del paese. Come salvare contemporaneamente i Mulini e l’area delle case che possono essere colpite dall’alluvione?  

La diga costruita per regimare il fiume Olona

Una diga e un muro Ecco la risposta che dalla teoria è diventata realtà. Si è costruito una diga in calcestruzzo che regima il flusso del fiume (vedi foto a fianco). Questo impedisce che le piene possano interessare le case in quanto grandi masse d’acqua vengono contenute dalla diga che lascia passare il limite massimo ammesso (che è di 36 metri cubi al secondo). Ma quando la diga entra in funzione la piana dell’Olona viene inondata. E i Mulini? La risposta è la costruzione di un muro alto 12 metri e lungo 156 che li contiene interamente e che impedisce all’acqua di allagarli. Di solito l’Olona ha una portata di 3-4 metri cubi al secondo, ma arriva in casi eccezionali (una volta ogni 100 anni) a 120 metri cubi/secondo. Ebbene in tal caso l’invaso permette di assorbire 1.500.000 metri cubi di acqua impedendo l’alluvione a valle e il muro costruito impedisce in ogni caso che i Mulini vengano toccati (vedi foto d'apertura). Solo alluvioni catastrofiche che possono avvenire una volta ogni 500 anni potrebbero allagare sia i Mulini che le case sottostanti e l’autostrada. Ma sarebbe un’alluvione da “fine del mondo”. È un lavoro che ha tenuto conto di una grande quantità di dati per evitare che la soluzione al problema locale possa colpire in futuro altre parti del fiume Olona. Al lavoro hanno preso parte ingegneri del Politecnico di Milano, quali Marco Mancini del Dipartimento di Ingegneria Idraulica, Ambientale, delle Infrestrutture Viarie e del Rilevamento ed è stato finanziato in parte dalla Provincia di Varese e in parte dallo Stato.   Qualcosa deve cambiare Un esempio, dicevo, forse piccolo, ma che nei giorni delle forti piogge di fine novembre 2012 ha lavorato egregiamente rispondendo alle esigenze del caso. Che venga studiato anche da altri e venga “copiato ad hoc”? Lo spero. Anche perché il rischio idrogeologico riguarda l’82% (6.633) dei Comuni italiani, come documentato nell’indagine “Ecosistema rischio 2011” di Legambiente e della Protezione Civile, che raccoglie le risposte di 1500 Comuni sulle attività di prevenzione: l’82% ha risposto di avere Piani di emergenza, ma solo il 33% svolge attività di informazione e il 29% esercitazioni di protezione civile che coinvolgano la popolazione. Prevenzione significa anche porre un limite al consumo del suolo che, ai ritmi attuali, fagociterà 75 ettari al giorno nei prossimi 20 anni, in una situazione peculiare del nostro Paese nel quale, come documentato nel dossier “Terra rubata” del FAI e WWF, non si può tracciare un cerchio di 10 km senza intercettare un insediamento urbano. E contrastare severamente ogni forma di abusivismo edilizio, viste le cifre impressionanti che emergono dai 3 condoni del 1984, 1994 e 2003 che hanno fatto emergere dal 1948 ad oggi 4,6 milioni di abusi edilizi, 75mila l’anno e 207 al giorno, e registrare la costruzione di ben 450mila edifici abusivi, per un totale di 1.700.000 alloggi abusivi abitati da circa 6 milioni di abitanti.
04 Dicembre 2012 | Luigi Bignami

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