Scienze

Plastiche: verdi e proteiniche

Nuovi modi di produrre la plastica. Da sostanze batteriche e mescolate con enzimi.

Plastiche: verdi e proteiniche
Nuovi modi di produrre la plastica. Da sostanze batteriche e mescolate con enzimi.

Fibre di polipropilene. Un processo industriale intende sostituirlo con prodotti biodegradabili e simili a composti batterici.
Fibre di polipropilene. Un processo industriale intende sostituirlo con prodotti biodegradabili e simili a composti batterici.

Un professore di biochimica dell'università Cornell, negli Stati Uniti, ha forse trovato il metodo per sintetizzare un composto chimico che potrebbe essere chiamato “plastica verde”. La molecola, chiamata poli-(betaidrossibutirrato), è normalmente prodotta da alcuni batteri che la usano come sostanza per immagazzinare cibo ed energia; ma è anche molto simile al polipropilene, una delle plastiche più utilizzate, con il pregio di essere ovviamente biodegradabile. Per sintetizzare il composto di solito si parte da un'altra molecola molto più semplice, ma il processo è complesso perché questa molecola “di base” si presenta in due forme diverse, una delle quali inquina la reazione.
Il professor Coates è riuscito a produrre un catalizzatore che crea una sola di queste forme, quella utile. Il prodotto è il punto di partenza di una via di produzione che potrebbe giungere in breve tempo alla creazione del composto voluto, in modo veloce e poco costoso.
Enzimi nella plastica. Contemporaneamente Shekhar Garde, professore di ingegneria chimica all'istituto Rensselaer, ha proposto di inserire nelle materie plastiche proteine (in particolare alcuni enzimi) che potrebbero aumentarne la funzionalità dotandole di funzioni di monitoraggio o facendole diventare materiali ultra-igienici. Il problema da superare è quello di trasformare gli enzimi in modo che possano funzionare anche in un ambiente non acquoso o a temperatura bassa e costante, come succede normalmente negli enzimi nei corpi degli esseri viventi. Modificando la struttura di alcuni enzimi per farli funzionare in ambienti diversi potrebbe anche permetterci di scoprire nuove funzioni delle molecole stesse.

(Notizia aggiornata al 27 marzo 2003)

25 marzo 2003
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