Più supersonico del previsto: Felix Baumgartner ha toccato una velocità di Mach 1.25

Tutti i record riveduti e corretti della missione umana più eccezionale del 2012: il lancio dell'uomo-razzo dalla stratosfera.

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Un piccolo passo, una lunga, vertiginosa caduta. Photo credit: Red Bull Stratos

I record (rivisti) di Felix

- Velocità massima di caduta verticale: 1357,6 chilometri orari o Mach 1.25
- Altezza del lancio: 38.969,4 metri
- Massima frequenza cardiaca: 185 pulsazioni al minuto
- Massimo ritmo respiratorio: 43 respiri al minuto
- Durata della totale assenza di peso: 25,2 secondi
- Velocità di spinning durante la caduta: 60 rivoluzioni al minuto


La sua caduta libera dalla stratosfera il 14 ottobre 2012 ha tenuto incollati a YouTube circa 52 milioni di utenti in diretta streaming. I record che ha raggiunto hanno riempito giornali e siti web nei giorni successivi, ma sull'impresa di Felix Baumgartner, l'uomo che ha infranto senza velivoli la velocità del suono, c'è ancora molto da dire. Un nuovo report scientifico sulla missione rilasciato oggi, frutto di tre mesi di analisi, aggiusta il tiro su alcuni dei risultati dello skydiver austriaco. Che sono ancora più entusiasmanti del previsto.

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La velocità di caduta verticale di Felix ha toccato un record di 1357,6 chilometri orari o Mach 1.25: ancora più elevata dei 1342,8 chilometri orari (Mach 1.24) inizialmente stimati. Anche l'altezza del lancio è stata leggermente rivista, con l'aiuto di dati aggiuntivi e registrazioni: l'uomo-razzo si è tuffato da "appena" 38.969,4 metri e non dai 39.045 metri come prima si pensava. Con la sua caduta libera l'austriaco ha dimostrato che, con il giusto allenamento e la strumentazione adatta, un essere umano può passare indenne attraverso il muro del suono: un elemento di sicurezza importantissimo per le situazioni di emergenza che dovessero presentarsi, in futuro, nei voli spaziali internazionali o privati.

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Il battito cardiaco di Baumgartner ha toccato un massimo di 185 pulsazioni al minuto in un momento in cui il nostro cuore si è fermato: quando, cioè, il recordman si è affacciato dalla capsula per prepararsi al tuffo. Durante la caduta libera il livello si è attestato tra i 155 e i 175 battiti al minuto e quando ha raggiunto il picco di velocità era fermo sui 169. Per un confronto, durante l'ascesa le pulsazioni oscillavano tra i 60 e i 100 battiti al minuto, e quest'ultimo valore è stato registrato anche mentre l'elicottero trasportava Felix sano e salvo alla base. Il ritmo respiratorio ha raggiunto invece un massimo di 43 respiri al minuto durante la caduta libera.

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Durante la fase iniziale della caduta, Felix ha sperimentato 25,2 secondi di totale assenza di peso. Quindi è partita la fase più pericolosa della missione, che ha visto il 43enne roteare vorticosamente su se stesso fino a un ritmo di 60 rivoluzioni al minuto e tenere per 13 secondi la posizione più temuta in caduta libera: quella detta di "flat spin", in cui il corpo rotea orizzontalmente come un vinile sul giradischi, e il sangue rischia di riversarsi di colpo alle estremità del corpo. Se Baumgartner non fosse stato in grado di riprendere il controllo del proprio corpo da solo, come è avvenuto, uno speciale paracadute stabilizzatore lo avrebbe salvato.

«Per quasi 35 secondi - ha raccontato Felix - non ho sentito il senso dell'aria intorno a me (una sensazione che gli skydiver usano per orientarsi nello spazio) perché fondamentalmente non ce n'era. Quando poi entri in uno strato di aria più spesso ti devi mantenere completamente simmetrico oppure inizierai a roteare, come è successo a me».

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Il team medico della Red Bull Stratos ha sviluppato un nuovo, speciale protocollo di ventilazione da somministrare a terra in caso di formazione di bolle di gas nel sangue dei cosmonauti in caduta libera; una condizione che può manifestarsi a quota 19.200 metri, dove la pressione atmosferica è pari all'1% di quella terrestre, causando gravi conseguenze soprattutto ai polmoni. Questo sistema di salvataggio, unitamente al paracadute stabilizzatore anti-rotazione e a una più ingegnosa e veloce apertura del paracadute per la discesa, sono solo alcuni dei preziosi contributi che la missione fornirà ai futuri voli spaziali.

05 Febbraio 2013 | Elisabetta Intini