Scienze

Piante primitive sopravvivono nello Spazio

Alghe all'esterno della Iss: sopportano il vuoto, temperature estreme e radiazioni. E riportate sulla Terra, tornano a prosperare.

In principio furono batteri, licheni e tardigradi: ora ci sono anche piante che hanno dimostrato di poter sopravvivere nello Spazio, fuori dall'ambiente protetto della Iss.

Alcune alghe artiche della specie Sphaerocystis, riportate a Terra lo scorso giugno, hanno resistito per 530 giorni su di un pannello montato all'esterno della stazione spaziale, dove hanno sopportato il vuoto, temperature comprese tra i -20 °C notturni e i 47.2 °C diurni, e un livello di radiazioni che ucciderebbe ogni organismo terrestre, se non fosse per il filtro dell'atmosfera.

Nuovo record. Molte piante riescono a crescere nella ISS, ma queste sono le prime a resistere all'esterno, e per un periodo così prolungato. L'esperimento è stato condotto e descritto da Thomas Leya, ricercatore del Fraunhofer Institute for Cell Therapy and Immunology di Potsdam, in Germania.

Vita dura. Le alghe, dal nome in codice di CCCryo 101-99, crescono nelle isole Svalbard, in Norvegia. Quando le condizioni di vita si fanno proibitive, sviluppano spesse pareti protettive di colore arancione (per la presenza di carotenoidi); al ritorno delle piogge stagionali, ricominciano a produrre clorofilla e tornano verdi.

Una spinta iniziale. Questa stessa strategia le ha conservate nello Spazio. Per forzare l'esperimento Leya ha ridotto al minimo le loro riserve d'acqua, obbligandole così a entrare in una specie di letargo; quindi sono state sistemate dagli astronauti su un pannello all'esterno della Iss, con un filtro per ridurre in parte le radiazioni. Tutti i campioni, tranne uno, sono sopravvissuti. Al ritorno sulla Terra, nel giro di due settimane, le alghe sono tornate verdi.

Il cibo del futuro. L'esperimento dimostra che alcuni vegetali terrestri possono sopportare le proibitive condizioni dello Spazio: una buona notizia per i futuri coloni spaziali, che dovranno però riuscire a proteggere le piante dalle radiazioni e a coltivarle anche fuori dal "letargo". Ulteriori esperimenti accerteranno se il soggiorno fuori bordo abbia apportato danni o modifiche al DNA delle alghe.

13 febbraio 2017 Elisabetta Intini
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