Scienze

Perché le piante non si scottano al sole?

Le piante hanno bisogno del Sole: quali meccanismi utilizzano per non subire gli effetti negativi di un'eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti?

Le piante hanno bisogno della luce del sole per portare a termine il processo di fotosintesi, grazie al quale producono gli elementi organici di cui si nutrono a partire dall’anidride carbonica e dall’acqua metabolica. Come riescono a restare esposte al sole senza ciò che per noi si tradurrebbe in insolazione e scottature?


Perché come ben sa chiunque si sia stato al sole senza un’adeguata protezione, un’eccessiva esposizione è dannosa, e ripetute scottatture possono aumentare il rischio di tumore alla pelle.

Chiudete il buco. Gli studi sulla resistenza delle piante ai raggi UVB risalgono agli anni ‘80 e ‘90, quando si cominiciò a parlare per la prima volta del buco nell’ozono. Le ricerche dell’epoca mostrarono che un eccessivo irraggiamento UVB era in grado di danneggiare anche il processo di fotosintesi.

Altri studi mostrarono come una elevata esposizione ai raggi ultravioletti potesse compromettere la qualità e la quantità dei raccolti.

Lozione per piante. Le stesse ricerche confermarono però che le piante sono ben protette dalle radiazioni solari nocive grazie a una sorta di "crema protettiva" a base di fenoli che ricopre le foglie.

Queste sostanze sono in grado di filtrare e fermare la componente dannosa dei raggi ultravioletti, principalmente i raggi UVB, ma lasciano passare le lunghezze d’onda indispensabili alla fotosintesi.

La quantità di questa sostanza protettiva naturale varia da pianta a pianta, così come nell’uomo la quantità di melanina prodotta dalla pelle per proteggerla dai raggi solari è diversa da individuo a individuo. Le piante di alta montagna o originarie delle zone tropicali sono quelle che hanno i livelli di fenoli più alti in assoluto.


Protezione su richiesta. Altre piante sono invece capaci di produrre le sostanze protettive di cui hanno bisogno solo quando sono esposte ai raggi UVB. Secondo i ricercatori un ruolo chiave è giocato da due proteine, UVR8 e COPI, che in seguito all’accumulo di raggi UVB interagiscono tra loro e con altre molecole all’interno delle cellule della pianta stimolando come risposta la produzione di fenoli.

Le piante insomma sembrano in grado di cambiare la propria chimica in risposta all’esposizione ai raggi UVB. E dato che il sole è fondamentale per permettere loro di crescere in buona salute e resistere agli attacchi dei parassiti, la comprensione di questi meccanismi è indispensabile per aiutare gli scienziati a produrre colture sempre più sostenibili, di alta qualità e che non richiedono l’uso di pesticidi.

18 luglio 2016 Rebecca Mantovani
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