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Perché il terremoto in Emilia Romagna?

Dalla serata del 9 febbraio alla notte del 10 un piccolo sciame sismico in Pianura Padana rinnova i timori nella popolazione già colpita dal terremoto in tempi recenti.

Dalla serata del 9 febbraio alla notte del 10 si è verificato un piccolo sciame sismico in Pianura Padana, in provincia di Reggio Emilia (Correggio e Bagnolo in Piano), con due eventi più significativi, di magnitudo 4 e 4.3, entrambi nella serata del 9. Ritenuta sicura dal punto di vista sismico per la lunga mancanza di eventi significativi, la Pianura Padana è tornata sotto i riflettori nel 2012 in seguito a un importante evento sismico, con una serie di scosse di terremoto con magnitudo fino a 6-6.1 (20 maggio 2012) nella regione compresa tra Modena, Parma, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia, Bologna e Rovigo.

Movimenti geologici. L'evoluzione geologica dell'Appennino emiliano-romagnolo, che si estende anche sotto la pianura, nascosto da depositi di sedimenti portati dal Po e dai fiumi ad esso affluenti, si inquadra all'ultimo dei grandi fenomeni geologici che ha portato anche alla nascita di una parte delle Alpi.

Scontro tra placche. L'Appennino è una catena a "falde", ossia composta da grandi pieghe che hanno coinvolto potenti pacchi di strati, che si è formata in un arco di tempo che dal Cretaceo, ossia da un centinaio di milioni di anni, si spinge fino ai nostri giorni. In questo arco di tempo è avvenuta la lenta collisione tra due blocchi di crosta terrestre (in particolare di litosfera): tra quella cioè, che viene chiamata zolla europea (o sardo-corsa), e la piccola placca Padano-Adriatica (o Adria).

Identikit delle zolle. Per meglio comprendere dove fossero queste due zolle, si pensi che la Sardegna e la Corsica un tempo erano attaccate alla Francia e ad un certo punto sono "scivolate" verso la loro posizione attuale. Queste due isole formano la zolla sardo-corsa. La placca Padano-Adriatica, invece, era la punta più avanzata dell'Africa. Il processo di collisione tra queste due zolle continentali è stato preceduto dalla chiusura di un'area oceanica un tempo presente tra di esse: l'oceano ligure o ligure-piemontese, che faceva parte della Tetide.

Distorsioni e compressioni. La catena appenninica deriva così dalla complessa deformazione dei sedimenti deposti durante questa evoluzione. Oggi i geologi parlano di "dominio ligure", per definire i sedimenti che si depositarono nell'area oceanica, di "dominio epiligure", per quei sedimenti che a partire dall'Eocene medio (circa 40 milioni di anni fa) sono stati sottoposti a "compressioni" molto forti, di "dominio subligure", che corrisponde alla crosta africana adiacente alla zona oceanica e di Dominio tosco-umbro, di pertinenza africana.

Archi pericolosi. Alla fine del processo deformativo i sedimenti di questi domini risultano notevolmente spostati rispetto al luogo in cui si sono formati e si sono in gran parte sovrapposti in modo assai complesso. Dal Messiniano, ossia da circa 7 milioni di anni fa, in poi, anche le zone esterne della catena e l'area padana sono coinvolte nelle fasi deformative. La progressiva migrazione delle falde verso est provoca una profonda deformazione anche nell'area padana, che continua ancora ai nostri giorni. E questo spiega i sismi nella regione della Pianura Padana: la falda dell'Appennino avanza sotto alla Pianura Padana, comprimendosi e rialzandosi lungo un fronte che ha la forma di un arco (il cosiddetto "Arco di Ferrara") dove si concentra la pericolosità sismica.

10 febbraio 2022 Elisabetta Intini
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