Perché gli odori non sono uguali per tutti

Sentite una puzza che gli altri non riescono ad avvertire? È perfettamente normale: quasi due terzi dei recettori olfattivi differiscono da una persona all'altra.

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L'odore del tartufo: per alcuni intenditori un profumo paradisiaco, per altri una puzza insostenibile. Photo: © Paul Taylor/Corbis |

Chiunque abbia mai regalato un profumo alla partner lo sa: la percezione degli odori è altamente soggettiva, e ciò che a noi sembra profumatissimo potrebbe far storcere il naso a un'altra persona. Ora questo fenomeno ha una spiegazione scientifica: il 30% dei recettori olfattivi umani differisce tra un individuo e l'altro, come dimostra una ricerca pubblicata su Nature Neuroscience.

 

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Il naso dell'uomo contiene circa 400 diversi recettori olfattivi, che collaborano per captare l'intero bouquet di odori che ci circonda.

«Il pattern di attivazione di queste centinaia di recettori codifica sia l'intensità, sia la qualità di un odore» spiega Joel Mainland, biologo molecolare del Monell Chemical Senses Centre di Philadelphia e principale autore della ricerca. «Ci dice, per esempio, se quello che stiamo percependo è un odore che sa di fumo o di vaniglia».

Questo lavoro di codifica avviene continuamente, decine, centinaia di volte durante il giorno, per decifrare le fragranze e le puzze intorno a noi. Basta cambiare un singolo recettore perché per alcune persone un particolare steroide profumi di legno di sandalo, e per altre odori di pipì.
 

Come se non bastasse, ciascuno di questi recettori (di fatto, proteine) può essere formato da sequenze di aminoacidi lievemente diverse che danno origini a miriadi di varianti dello stesso "bottone" olfattivo. Praticamente - hanno scoperto gli scienziati - ciascuno di noi ha un'unica combinazione di recettori olfattivi, diversa da quella degli altri.

Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno clonato 511 varianti di recettori olfattivi umani che hanno inserito in cellule ospiti, facilmente coltivabili in laboratorio. Quindi hanno misurato come ogni variante rispondesse a 73 diverse molecole olfattive, trovando 28 recettori che rispondevano ad almeno uno degli odori proposti.

Scavando sempre più in profondità, i biologi hanno analizzato il DNA di 16 geni dei recettori a disposizione, scoprendo anche qui una notevole variabilità. Tutti questi dati sono serviti ad elaborare complessi modelli matematici da cui emerge che 140 dei 400 recettori olfattivi umani (il 30% circa) differiscono tra un individuo e l'altro.

 

«Il nostro obiettivo a lungo termine è cercare di capire come i ricettori codificano le molecole olfattive, abbastanza bene da poter creare ogni odore che vogliamo manipolando direttamente i recettori» aggiunge Mainland «in pratica, questo ci permetterebbe di digitalizzare l'olfatto».

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12 dicembre 2013 | Elisabetta Intini