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Pelle d'oca, arriva un sensore per misurarla

Dalla Corea del Sud un nuovo polimero flessibile da attaccare alla pelle che individua e quantifica la comparsa dei brividi. Una nuova frontiera per la misurazione delle emozioni?

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Brividi da pelle d'oca: ora basta un sensore per identificarli appena insorgono. | Photo: Oleksii Sergieiev/Thinkstock

I brividi da pelle d'oca, una sensazione talmente personale da essere avvertita a pelle, saranno presto misurabili scientificamente. Un gruppo di ricerca coreano ha ideato un sensore capace di identificare e quantificare la durata di questa reazione a stimoli fisici (come il freddo) o emotivi (commozione, paura).

 

Pelle su pelle. I ricercatori del Korea Advanced Institute of Science and Technology (Corea del Sud) hanno ideato un polimero trasparente e conduttore di elettricità da attaccare sulla pelle: quando la pelle d'oca provoca irregolarità sulla superficie cutanea - un fenomeno noto come piloerezione, causato dall'erezione dei peli dell'epidermide - il "cerotto" si deforma e registra un calo di conduttività. È proprio questo calo a segnalare la comparsa dei brividi.

Il dispositivo di 2 centimetri per lato è stato testato sul braccio di un soggetto costretto ad afferrare - per amore di scienza - un cubetto di ghiaccio tra le mani. Ma la sua applicazione più utile sarà probabilmente registrare lo stato emotivo di volontari coinvolti in esperimenti scientifici, di fronte a canzoni, video e altri stimoli psicologici.

La cute non mente. «In futuro, le emozioni umane saranno trattate come qualunque altra informazione biometrica, come temperatura corporea o pressione sanguigna» spiega Young Ho-cho, tra gli autori dell'articolo pubblicato sulla rivista scientifica Applied Physics Letters. Il sensore potrebbe essere utilizzato anche dagli esperti del marketing o dall'industria dei videogame, per creare dispositivi che registrino in tempo reale le reazioni degli utenti a pubblicità online o all'ultimo video musicale ascoltato, e personalizzare i prodotti offerti di conseguenza.

 

1 luglio 2014 | Elisabetta Intini