Demoni della notte

Da spettri e streghe a rapimenti di alieni, molti dei terrori notturni più comuni presenti nelle culture e nella storia possono forse essere ricondotti all'esperienza della paralisi del sonno.

Ismaele di Moby Dick. “Non si vedeva niente, non si sentiva niente; ma mi parve che una mano soprannaturale mi stringesse la mano. Il mio braccio pendeva lungo la coperta, e la forma o fantasima silenziosa, indefinibile, inimmaginabile a cui apparteneva la mano pareva sedermi vicino sulla sponda del letto. Per ciò che mi parve una durata di secoli e secoli stetti così, agghiacciato dalle paure più tremende, e non osavo ritirare la mano, eppure pensavo continuamente che, solo a poterla muovere di un pollice appena, l'orribile incantesimo si sarebbe spezzato”. Il racconto di Ismaele, protagonista di "Moby Dick", è la perfetta descrizione di una paralisi ipnagogica.

L'incubo di Henri Fuseli. La pressione sul petto e la sensazione di essere osservati sono caratteristiche che vengono riportate spesso. È stato lo psichiatra Jerome Schneck, nel 1969, a interpretare per primo il dipinto The nightmare di Henri Fuseli (1781) come la rappresentazione di una paralisi nel sonno, interpretazione che continua a essere citata ancora oggi.

Cavalle sul petto. La radice etimologica in molte lingue sembra riferirsi proprio alla sensazione di oppressione. L’inglese nightmare deriverebbe da mare, cioè giumenta, la cavalla notturna che porta mostri sul petto dei dormienti (o secondo un’altra interpretazione dalla parola scandinava mara, una figura femminile che soffocava le persone durante il sonno). Lo stesso nel francese cauchemar o il tedesco Nachtmahr. Anche il nostro “incubo” conserva traccia di queste racconti, deriva dal tardo latino incubare, giacere sopra. Solo più tardi la parola ha assunto genericamente il significato di brutto sogno.

Interpretazioni soprannaturali. Nella tradizione abruzzese, la Pandafeche è uno spettro vestito di bianco, con sembianze di donna o a volte di gatto, che arriva a disturbare il sonno con intenti malvagi. In uno studio condotto da psicologi dell'Università di Padova, la paralisi del sonno è stata collegata proprio a questa figura, che come in molte altre culture preme sul petto della persona che dorme. Come rimedi contro un suo “attacco”, la tradizione suggerisce di mettere una scopa fuori dalla porta della camera, o un sacchetto di sabbia accanto al letto.

Una fata paurosa. La “strega” che opprime il petto è presente anche in Romeo e Giulietta, nella figura della Regina Mab, Mercuzio dice: “È lei la maga che quando le vergini/ giacciono a letto con la pancia all’aria,/ le preme perché imparino a “portare”/e le fa donne di “buon portamento”.

UFO&co. Secondo l’opinione di alcuni ricercatori, tra cui Cristopher French della Goldsmith University, i racconti di rapimenti da parte di alieni potrebbero in realtà avere a che fare con esperienze di paralisi del sonno, che a volte comprendono anche esperienze di levitazione e di uscita dal proprio corpo.

Sogni di streghe. Perfino alcune testimonianze nel celebre processo di Salem, nel Massachusetts, che nel 1692 portò all’accusa di stregoneria per molte donne del villaggio, sarebbero interpretabili come esperienze di paralisi del sonno. Uno degli accusatori riportò di avere subito una sorta di maledizione da una delle presunte streghe, che di notte sarebbe arrivata nella sua stanza, sotto forma di un gatto, afferrandolo per il collo e facendolo quasi soffocare.

Ismaele di Moby Dick. “Non si vedeva niente, non si sentiva niente; ma mi parve che una mano soprannaturale mi stringesse la mano. Il mio braccio pendeva lungo la coperta, e la forma o fantasima silenziosa, indefinibile, inimmaginabile a cui apparteneva la mano pareva sedermi vicino sulla sponda del letto. Per ciò che mi parve una durata di secoli e secoli stetti così, agghiacciato dalle paure più tremende, e non osavo ritirare la mano, eppure pensavo continuamente che, solo a poterla muovere di un pollice appena, l'orribile incantesimo si sarebbe spezzato”. Il racconto di Ismaele, protagonista di "Moby Dick", è la perfetta descrizione di una paralisi ipnagogica.