Scienze

L'origine del terremoto che distrusse Messina nel 1908

Prevedere un terremoto è ancora impossibile, ma se possiamo comprendere con precisione i meccanismi all'origine dei sismi, allora diventerà più facile proteggersi ed evitare i danni peggiori.

A oltre 113 anni dal terremoto europeo più devastante in termini di vite umane, la scienza sembra aver finalmente trovato una risposta, identificando la "pistola fumante" all'origine del disastro dello Stretto di Messina del 28 dicembre 1908. Il terremoto, che raggiunse magnitudo 7.1 della scala Richter, è stato il più forte in Europa da quando esistono le misurazioni strumentali.
 
L'Europa aveva già assistito ad almeno due terremoti distruttivi, ma la loro magnitudo non poté essere stimata strumentalmente: il grande sisma che l'11 gennaio 1693 devastò Catania, Siracusa e Noto, in Sicilia orientale - le statistiche ufficiali dell'epoca riportarono 54.000 vittime. In seguito, ancora maggior clamore fece il terremoto di Lisbona (Portogallo) del 1755, originato dal movimento di una grande faglia nell'Oceano Atlantico. La letale accoppiata terremoto-tsunami, nella mattina di Ognissanti, fece decine di migliaia di vittime nella capitale del Portogallo.

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La struttura della Terra e i moti del mantello, evidenziati dalle frecce. Le frecce indicano la direzione di moto del mantello, che vicino alla crosta si raffredda e in parte esce dalle dorsali oceaniche e in parte torna in profondità. Il movimento alza e abbassa la crosta oceanica anche di 2 chilometri. Per approfondire: qual è la velocità del magma nel mantello della Terra?

Ma il terremoto di Messina del 1908 è indubbiamente una pietra miliare della storia europea, in quanto avvenne quando la sismologia cominciava a muovere i primi passi. Fu così possibile misurare la magnitudo, oltre all'intensità del sisma - corrispondente al XI grado della scala Mercalli, equivalente a distruzione quasi assoluta. Anche in questo caso, al terremoto seguì uno tsunami che travolse i cittadini che erano riusciti a sfuggire ai crolli. La tragica contabilità delle vittime giunse a 100.000 vite perdute in quella fredda mattinata di dicembre.
 
La comunità scientifica nazionale e internazionale, in oltre un secolo di studi, ha cercato di localizzare la faglia responsabile dello scuotimento, senza giungere però a una risposta certa. Ora però uno studio pubblicato su Earth-Science Reviews sembra avere finalmente svelato il mistero. La pubblicazione, risultato di una collaborazione internazionale fra le università di Catania e di Kiel (Germania) e l'Osservatorio Etneo dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, documenta l'esito di una campagna di osservazioni basate su di una serie di prospezioni geofisiche ad altissima risoluzione (che hanno fornito una sorta di ecografia dei fondali dello Stretto), sull'analisi di dati sismologici e sullo studio delle dislocazioni di antichi terrazzi marini Quaternari (del Quaternario, il periodo geologico più recente).
 
La ricerca mette in luce la grandissima complessità geodinamica dello Stretto di Messina, una depressione che segue un tracciato a S molto allungato, con larghezza variabile fra 3 e 16 km e 40 km di lunghezza. La depressione, che ha iniziato a formarsi a partire dal Pleistocene medio, si trova in corrispondenza del nucleo di una zona di subduzione attiva, dove la litosfera oceanica jonica entra in subduzione sotto il continente europeo.
 
«Lo studio ha una notevole importanza perché, per la prima volta, svela l'ubicazione e le caratteristiche geometriche della faglia che alle prime luci del 28 dicembre 1908 provocò la più grave catastrofe sismica d'Europa. La faglia ha una lunghezza di 34,5 km ed è potenzialmente in grado di scatenare terremoti di magnitudo prossima a 7, un'energia molto simile a quella liberata più di 100 anni fa», afferma Giovanni Barreca, primo autore dell'articolo su Earth-Science Reviews.

Il tracciato della faglia documentata dallo studio su Earth-Science Reviews.
Il tracciato della faglia documentata dallo studio su Earth-Science Reviews. © G. Barreca et al. 2021, elab. F.L. Bonali

La profonda spaccatura lungo lo Stretto di Messina, rivelata da tecniche di ecografia, mostra evidenze di attività recente, con dislivelli del fondale marino con scarpate fino a 80 metri di altezza. All'altezza di Messina la faglia devia bruscamente nell'entroterra calabro, lungo il corso del fiume Catona (vedi illustrazione sopra). «La scoperta ha notevoli implicazioni per le popolazioni che si affacciano sullo Stretto di Messina: sapere infatti dove la faglia è ubicata permetterà in futuro di poter ridurre il rischio attraverso il monitoraggio con moderne tecnologia quali i cavi a fibra ottica già utilizzati sperimentalmente dal nostro gruppo di ricerca al largo di Catania e Siracusa», conclude Barreca.
 
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L'AUTORE: Federico Pasquaré Mariotto, geologo, è Professore Associato di Comunicazione delle Emergenze Ambientali all'Università degli Studi dell'Insubria (Varese).

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