Un gene killer contro la tignola delle crucifere

Quando un maschio Ogm si accoppia con una femmina, parte della discendenza non sopravvive: oggi la guerra ai parassiti si combatte così.

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Un esemplare di Plutella xylostella. | Donald Hobern, Flickr

Un'arma invisibile potrebbe salvare interi raccolti da uno dei loro maggiori distruttori: la tignola delle crucifere (Plutella xylostella), un lepidottero tristemente noto agli agricoltori. I suoi bruchi sono ghiotti di foglie di cavolo, cavolfiore e colza: dopo averle rosicchiate, le rivestono di bozzoli di seta e le ricoprono con i loro escrementi.

 

Per porre fine al flagello (e all'uso massiccio di antiparassitari) i ricercatori della Oxitec, uno spin-off dell'Università di Oxford (Gran Bretagna) sono ricorsi all'ingegneria genetica.

 

Legame mortale. Alterando i geni dei maschi di Plutella si arriva infatti a controllare in breve tempo la densità di popolazione di questi infestanti. Quando un "maschio ingegnerizzato" si accoppia con una farfalla femmina, la discendenza femminile della coppia non sopravvive all'età riproduttiva.

 

I maschi della generazione successiva, quindi, avranno sempre meno femmine a disposizione per l'accoppiamento. Uno stratagemma che può portare la popolazione locale al collasso in otto settimane.

 

Meno pesticidi. Le falene Ogm non sono tossiche per i loro predatori e non inquinano la catena alimentare. Questo metodo non può sostituirsi ai pesticidi ma può contribuire a ridurne l'uso, con alcuni vantaggi: agisce su un "target mirato" anziché in modo indiscriminato sull'intero ecosistema, come succede invece con i metodi tradizionali che, alla lunga, oltretutto favoriscono lo sviluppo di resistenze agli antiparassitari chimici.

 

La stessa azienda sta cercando ora di trattare con un approccio simile altre specie dannose per i raccolti, come la mosca dell'olivo, dopo aver sperimentato l'ingegneria genetica contro le zanzare che trasmettono la febbre dengue, in Brasile.

 

27 luglio 2015 | Elisabetta Intini