Scienza

Nuovi vulcani scoperti al largo della Calabria

Come i geologi sospettavano da tempo, il mar Tirreno cela altri vulcani, oltre a quelli già noti. Si sono formati circa 780.000 anni fa. Ecco come sono stati trovati.

Lo scontro tra la placca africana e quella europea ha dato origine a numerosi vulcani, tra i quali per esempio il Vesuvio, i Campi Flegrei e l’Arcipelago delle Eolie. I geologi tuttavia sapevano da tempo che avrebbero potuto esserci anche altri vulcani che giacciono sui fondali del Mediterraneo e che non sono mai emersi. Una conferma arriva ora dalla ricerca apparsa sulla rivista Tectonics dell’AGU (American Geophysical Union), che dimostra che a soli 15 chilometri dalla costa tirrenica della Calabria esiste uno dei più grandi complessi vulcanici sottomarini italiani.

Una ricostruzione della posizione dei nuovi vulcani al largo della Calabria © Tectonics

Mitologici! Molto probabilmente i vulcani si formarono in seguito alla fusione di materiale proveniente dal mantello, lungo una profonda frattura della crosta terrestre. Alcuni di questi vulcani, i principali, sono stati già... battezzati con i nomi di Diamante, Enotrio e Ovidio.

Stando alle loro caratteristiche morfologiche, si sarebbero formati nell’arco degli ultimi 780.000 anni.

Per scovarli sono stati utilizzati vari sistemi di ricerca: dalla batimetria sonar multibeam (un sistema che invia onde acustiche da una nave verso il fondo marino), alla sismica a riflessione (che consiste nel produrre piccoli terremoti artificiali e analizzare come gli strati rocciosi riflettono le onde sismiche) fino allo studio delle anomalie magnetiche che si producono in funzione del tipo di roccia presente su un fondale marino.

L’analisi di tutti i dati ha messo in evidenza la presenza di un’ampia area caratterizzata da numerosi corpi magmatici solidificati, a diverse profondità, che risalgono fino al fondale marino formando edifici vulcanici.

L'area del mar Tirreno nel quale sono stati trovati i "nuovi" vulcani.

Divisi in due. Secondo i ricercatori sembra che il complesso vulcanico individuato nel mar Tirreno sia suddiviso in due porzioni: una parte occidentale, più distante dalla costa, i cui edifici vulcanici presentano una morfologia accidentata e deformata da strutture tettoniche, cioè da fratture; una parte orientale, più vicina alla costa, che presenta invece edifici vulcanici arrotondati dalla sommità pianeggiante, causata dall’interazione tra il vulcanismo e le variazioni del livello del mare, che nel tempo ha generato nel tempo cicli di erosione e sedimentazione.

17 settembre 2019 Luigi Bignami
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