Non funziona l'OGM contro la malaria

Una zanzara geneticamente modificata non resiste alle durezze della competizione.

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Non funziona l'OGM contro la malaria
Una zanzara geneticamente modificata non resiste alle durezze della competizione.

 

La testa di una zanzara portatrice della febbre gialla, Aedes punctor. Modificare questi insetti potrebbe essere un'arma contro molte malattie.
La testa di una zanzara portatrice della febbre gialla, Aedes punctor. Modificare questi insetti potrebbe essere un'arma contro molte malattie.

 

Il primo organismo geneticamente modificato utilizzato contro una malattia non sembra funzionare; ma non è certo un insuccesso. L'esperimento, condotto in Inghilterra da un gruppo di ricercatori quasi tutti i italiani guidati da Andrea Crisanti dell'università di Perugia, ha provato a rilasciare in natura alcune zanzare geneticamente modificate, della specie Anopheles stephensi, che causa la malaria in India. In questi insetti è stato introdotto un gene che impedisce loro di trasmettere il plasmodio che causa la malaria. Insieme ad esso, c'è anche un cosiddetto gene marcatore, facilmente individuabile, che consente di seguire le sorti delle zanzare. Lo scopo sarebbe quello che invadere l'ambiente con zanzare geneticamente modificate che “spiazzano” quelle che trasmettono la malaria.
La natura è più forte. Purtroppo l'esperimento ha stabilito che le zanzare modificate non hanno la stessa competitività di quelle “naturali”. Secondo Andrea Crisanti, ciò non è dovuto al gene stesso che ha modificato le zanzare, ma al fatto che le zanzare rilasciate derivano tutte da una stesso individuo, e sono quindi praticamente cloni. E in natura, i cloni spesso hanno la peggio quando sono inseriti in popolazioni selvatiche. «L'esperimento non è stato un fallimento, ci ha detto Andrea Crisanti, anzi ha permesso di capire in anticipo i difetti della tecnica, e studiare le contromisure per andare avanti nello studio».

(Notizia aggiornata al 3 marzo 2003)

 

21 febbraio 2003