Scienze

Ozono: 4 nuovi gas lo minacciano

Scoperti 4 nuovi gas prodotti dalle attività umane che - fin dagli anni '60 - sono parzialmente responsabili del buco nell'ozono. E noi lo scopriamo solo...

Scoperti 4 nuovi gas prodotti dalle attività umane che - fin dagli anni '60 - sono parzialmente responsabili del buco nell'ozono. E noi lo scopriamo solo ora.

Da molto tempo ormai il “buco nell’ozono” non fa più notizia. È passato nel dimenticatoio. Questo da quando iniziarono a girare voci sul fatto che esso si stava richiudendo, anche se, a dire il vero, le sue dimensioni rimangono gigantesche. Ma ora il problema ritorna alla ribalta perché sono stati scoperti quatto nuovi gas che nell’atmosfera stanno minacciando lo strato dell’ozono antartico. L’allarme sull’accumulo di tali inquinanti è stato pubblicato su Nature Geoscience. Stando alla ricerche negli ultimi anni nell’ozonosfera si sono accumulati tre clorofluorocarburi e un nuovo idrofluorocarburo (HCFC) che prima non erano mai stati rilevati. I primi tre, che fanno parte dei noti CFC, sono stati banditi dal protocollo di Montreal del 1987 e non dovrebbero più in alcun modo essere immessi in atmosfera, in quanto 192 Paesi del mondo accettarono di togliere dalla loro produzione tali sostanze.

L'andamento del minimo dell'Ozono sopra l'Antartide. Si vede che i valori sono ancora molto bassi
Mistero su chi lo immette Tali inquinanti, invece, che non erano mai stati rivelati nell’atmosfera, sono stati scoperti in campioni di neve della Groenlandia e in campioni di atmosfera sopra la Tasmania raccolti nel periodo 1978 - 2012. Si tratta dei CFC-112, CFC-112a, CFC 113a e HCFC-113°. Solo nel 2012, oltre 74.000 tonnellate di questi composti sarebbero stati riversati nell’atmosfera. Chi li ha immessi rimane un mistero, anche se dalle analisi degli scienziati tali riversamenti sarebbero avvenuti nell’emisfero boreale. A destare particolare preoccupazione sarebbe soprattutto il CFC 113°, che dal 2010 al 2012 è raddoppiato. Esso viene usato nella fabbricazione degli HCFC, come sostituto degli CFC classici negli impianti di climatizzazione e negli insetticidi. La nota incoraggiante è il fatto che secondo Martyn Chipperfield della University of Leeds, esperto del settore, le quantità ora rilevate sono meno dell’1% di quelle emesse prima del protocollo di Montreal, tuttavia le emissioni rivelate sono chiaramente in contrasto con le intenzioni dietro il Protocollo di Montreal, e sollevano interrogativi circa le fonti di questi gas. Al momento dunque, non c’è pace per il buco nell’ozono.

11 marzo 2014 Luigi Bignami
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