Scienze

Parte Mosaic, la più grande missione di ricerca nell'Artico della storia

Siamo andati a Tromsø, in Norvegia, per osservare da vicino la partenza della Polarstern, la nave che si farà imprigionare dal ghiaccio artico e navigherà insieme ad esso per una memorabile missione scientifica.

La Polarstern è pronta: la nave rompighiaccio tedesca è ancorata al porto di Tromsø, nel nord della Norvegia, in attesa della partenza di oggi per quella che è definita la più grande spedizione di ricerca nell’Artico. Da stasera navigherà verso Nord, in cerca di un “approdo” decisamente più insolito di questo molo norvegese: una lastra di ghiaccio nell’Artico centrale, a cui la Polarstern si ancorerà per poi lasciarsi bloccare in mezzo al pack.

E, stretta nel ghiaccio, si sposterà con esso, seguendo il suo moto dettato da venti e correnti. Il rompighiaccio tedesco è il fulcro della spedizione MOSAiC (Multidisciplinary drifting Observatory for the Study of Arctic Climate), a cui prendono parte 19 nazioni, dalla Germania con l’Alfred Wegener Institut, a Usa, Russia, Cina, Svezia. Coinvolgerà 600 scienziati impegnati in più turni a bordo della nave, oltre a quelli a terra.

Un tutt'uno col ghiaccio. L’avventura durerà oltre un anno: la Polarstern parte ora, a fine estate, quando il ghiaccio è al suo minimo di estensione. Arrivata a nord della Siberia, raggiunto il pack, cercherà una lastra spessa e adatta per ancorarsi e passerà i mesi seguenti lì, bloccata dal nuovo ghiaccio che si formerà con l’avanzare della stagione. Nemmeno un rompighiaccio infatti riuscirebbe a farsi largo tra i ghiacci invernali e ad arrivare nella zona centrale dell’Artico, che per questo d’inverno è praticamente inaccessibile.

Come nell'800. Così il team di MOSAiC ha ripreso l’idea dell’esploratore norvegese Fridtjof Nansen, che a fine ’800 bloccò tra i ghiacci la sua nave Fram aspettandosi di essere portato fino al Polo Nord dal loro spostamento. L’avventura della Fram durò tre anni, ma la Polarstern tra un po’ più di un anno dovrebbe arrivare tra la Groenlandia e le Svalbard (un arcipelago norvegese) e quindi abbandonare i ghiacci.

Intanto, gli scienziati a bordo avranno modo di fare misurazioni, raccogliere dati, recuperare campioni di ogni tipo: direttamente (senza ricorrere a boe o satelliti), nel cuore della regione e in pieno inverno.

Attorno alla nave, sul ghiaccio, nascerà una vera città della scienza, con diversi “laboratori” che si occuperanno di analizzare le acque dell’oceano, capire meglio un ecosistema così estremo, studiare l’atmosfera. Certo, il tutto con temperature che possono arrivare a -45 °C, nel buio della notte polare e tenendo alla larga gli orsi.

20 settembre 2019 Giovanna Camardo
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