Meteoriti artificiali sulle Olimpiadi di Tokyo

Altro che fuochi d'artificio: la cerimonia d'apertura dei Giochi, nel 2020, potrebbe iniziare con una pioggia di stelle cadenti generata per l'occasione da una startup.

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La notte dei desideri.|ALE

Quale migliore occasione per stupire, dell'inaugurazione dei Giochi Olimpici? Quelli che si svolgeranno a Tokyo tra quattro anni potrebbero essere ricordati per la prima pioggia di meteoriti artificiali messi in orbita appositamente per celebrare l'evento.

 

L'area di visibilità dello spettacolo. | ALE

Lo spara-stelle. L'idea arriva da un'azienda giapponese impegnata nella ricerca spaziale, la ALE, che ha lanciato il progetto Sky Canvas: un satellite carico di un "pellet" spaziale composto di vari elementi chimici, sarebbe lanciato in orbita geostazionaria già dal 2017.

 

Nel 2020, in occasione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi, libererebbe dalle 500 alle 1000 "munizioni" che percorrerebbero circa un terzo dell'orbita terrestre, prima di entrare in atmosfera e produrre le emissioni di plasma che le renderanno visibili dal basso. 

 

Milioni di spettatori.

Si genererebbero così meteoriti visibili nel raggio di 200 km, anche nei cieli nuvolosi e inquinati di Tokyo. In caso di maltempo lo spettacolo potrebbe essere rimandato: una cautela necessaria, anche perché ciascuna "cartuccia" costerebbe circa 8.100 dollari (7.200 euro). Persino di più dei già costosi fuochi d'artificio.

 

I vari colori emanati dalle cartucce di pellet celeste. | ALE

Show arcobaleno. I primi test di laboratorio mostrano che, a seconda degli elementi presenti nel pellet, il colore rilasciato in atmosfera varia: si va dal violetto del potassio all'arancione di calcio e stronzio, al verde del rame.

 

Al di là dell'animazione spaziale, l'obiettivo della compagnia sembra essere quello di studiare come i satelliti che hanno concluso la propria missione o altri pezzi di "spazzatura" celeste possano essere bruciati in atmosfera in modo sicuro. Qui sotto, il video che illustra il progetto.

 

 

23 Maggio 2016 | Elisabetta Intini