Scienze

Meno figli per colpa (o merito) della tv

Un ricercatore di Stanford ha trovato il collegamento tra calo del tasso di fecondità e diffusione delle tv nei Paesi in via di sviluppo. La novità? Sta nelle ragioni di questa relazione.

Il tasso di fecondità totale (TFT, in inglese Total Fertility Rate o TFR) è l'indicatore statistico del numero medio di figli per donna in una popolazione.

Il tasso di natalità è il rapporto tra il numero dei nati (sopravvissuti al parto) in un determinato periodo e la popolazione media nello stesso periodo. È un indicatore dello stato di sviluppo di un Paese.

Siamo 7 miliardi. Secondo stime dell'Onu, nel 2050 raggiungeremo i 9 miliardi. Ma non tutti gli studiosi concordano con queste proiezioni e condividono la preoccupazione per questo scenario di incremento demografico.

I dati raccolti dagli istituti di statistica suggeriscono infatti anche uno scenario differente, basato sull'attuale riduzione generalizzata del tasso di fecondità totale nel mondo: si fanno meno figli di un tempo, anche in molti Paesi in via di sviluppo, in molti e sorprendenti casi anche meno di quanti se ne fanno nei Paesi industrializzati. E in parte questo dipenderebbe dalla televisione.

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Per tasso di fecondità totale di un Paese si intende il rapporto tra il numero delle donne in età fertile (tra i 14 e i 49 anni) e il numero dei figli. È noto che in Italia è particolarmente basso: 1,39 figli in media negli anni dal 2008 al 2011. Mentre in alcuni paesi dell'Africa è decisamente alto: in Niger per esempio la media è di otto figli per donna. Un tasso da esplosione demografica che però oggi è sempre più raro. Molti dei Paesi che solo fino a trent'anni fa vantavano un alto tasso di fecondità si sono infatti ridimensionati: in Cina trent’anni fa era 6, oggi è 1,8; in India è passato da 5,8 a 2,8, di poco superiore a quello degli Stati Uniti. E in Paesi come Cile (1,85), Brasile (1,81) e Tailandia (1,56) il tasso di fecondità oggi è persino inferiore a quello di Francia (2,0), Norvegia (1,95) e Svezia (1,98).

Tranne rare eccezioni, il tasso di fecondità sarebbe dunque in calo in tutto il mondo, in alcuni casi in modo lieve, in altri più evidente. Questi numeri danno, tra l'altro, un'indicazione importante della direzione in cui si muove un Paese: valori di TFT minori di 2 indicano che la popolazione di quel Paese sta invecchiando, valori superiori indicano che è in atto un ringiovanimento.

Martin Lewis, professore di storia all'Università di Stanford (California), ha studiato il calo di fecondità globale con un'attenzione particolare all'India per capire quali sono i fattori che spingono una società in via di sviluppo a fare meno dei figli. Per la sua ricerca ha messo a confronto alcune mappe sociali, come quella da cui si evince il tasso di istruzione femminile nelle diverse regioni indiane, con la mappa dove le stesse regioni vengono lette attraverso il tasso di fecondità: il confronto ha rivelato che non sempre nelle regioni dove l'alfabetizzazione femminile è maggiore, è minore la fecondità. L'associazione c'è, ma è meno rilevante di quanto si pensi. E, dati alla mano, anche il PIL pro-capite e la recente urbanizzazione del Paese, da soli, non riescono a spiegare il calo di fecondità.

Secondo Lewis uno dei fattori che più di altri avrebbe contribuito al calo della fecondità è piuttosto la TV. Dalle sue analisi è risultato che nelle regioni indiane contraddistinte da un tasso di fecondità più basso, è particolarmente alta l'esposizione del pubblico femminile ai programmi televisivi. Rifacendosi a uno studio che prende in esame la situazione del Brasile tra il 1970 e il 1991, Lewis ha rilevato una connessione tra trasmissione di telenovelas e calo del tasso di fecondità. E questo non perché la tv distragga dai doveri coniugali, ma perché telenovelas e serie tv pensati per il pubblico femminile tendono a rappresentare la famiglia in modo non tradizionale e con un minor numero di figli e propongono figure femminili inserite in un contesto di maggiore emancipazione e di adesione a nuovi stili di vita. E il pubblico, soprattutto quello meno colto, li adotta come modelli di riferimento.

E in Africa? Non c'è abbastanza tv? No, la tv c'è, ma privilegia i programmi sportivi, più adatti al pubblico maschile. Ma il recente boom di Nolliwood, la Hollywood nigeriana, con i suoi film romantici potrebbe cambiare le cose. Assieme all'aumento del reddito pro-capite e alla scolarizzazione femminile. E naturalmente all'arrivo... dell'elettricità.

4 giugno 2013 Eugenio Spagnuolo
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