Si ferma la centrale nucleare? Accendo l'acceleratore!

Scarseggia a livello mondiale uno degli isotopi indispensabili alla medicina nucleare.

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scintigrafia renale |

Dopo il fermo di due centrali nucleari abilitate alla produzioni di radionuclidi per radiologia e medicina nucleare, scarseggia a livello mondiale uno degli isotopi indispensabili a queste attività. Ora però si apre uno spiraglio, grazie a un accordo internazionale con un centro di ricerca polacco, e si studiano metodi di produzione alternativi (Focus.it, 21 aprile 2010).

 

IN SINTESI
1) Prosegue la difficile situazione dei reparti di radiologia e medicina nucleare.
2) La causa è la chiusura di due centrali che producevano isotopi per uso medico.
3) I medici ora si ingegnano a usare le scorte con grande attenzione.
4) Un vecchio reattore di ricerca polacco aiuterà producendo una piccola quantità di radionuclidi.
5) Alcuni scienziati ritengono che gli stessi isotopi potrebbero essere prodotti da acceleratori di particelle.

 

Un mese fa circa avevamo dato notizia della situazione di difficoltà in cui si trovano i centri di radiologia e medicina nucleare in Italia e nel mondo [leggi la notizia del 19 marzo 2010]. Esami importanti - come la scintigrafia, per esempio - vengono infatti concessi col misurino dopo la chiusura di due centrali nucleari che, fino a pochi mesi fa, producevano la maggior parte dei radionuclidi usati sia per esami diagnostici sia in terapie anti tumorali (foto in alto: scintigrafia renale. L'isotopo, il tecnezio-99m, somministrato per endovena permette di vedere il sangue arrivare alle reni ed esserne filtrato).
La situazione non è molto cambiata per quel che riguarda i due reattori di produzione più importanti, cioè quelli di Chalk River (Canada) e di Petten (Olanda): sono tutt'ora chiusi. La riapertura del primo è stata annunciata per la fine di aprile (ma da maggio del 2009 ci sono stati già due rinvii) e quella del secondo per la fine di agosto.
Un aiuto dalla Polonia. Nel frattempo si stanno escogitando tutti i possibili modi per superare la carenza di molibdeno-99 (da cui si ricava il tecnezio-99m, elemento usato per le scintigrafie). Al temine di una trattativa iniziata a febbraio, la società Covidien, che gestisce il reattore di Petten, ha concluso un accordo con la società polacca Polatom per l'utilizzo del loro reattore nucleare (un reattore di ricerca della potenza di 30 MW) per la produzione di una piccola quantità di Mo-99 che, nelle intenzioni, dovrebbe se non risolvere almeno alleviare il problema della carenza di Tc-99m. «Il reattore polacco, che ho avuto l'occasione di visitare personalmente», commenta Adriano Duatti, «non era mai stato utilizzato per questo scopo, e sicuramente questo comporterà qualche problema di riconversione anche perché devono essere soddisfatti standard farmaceutici non solo europei, ma internazionali.»

 

IL BISOGNO AGUZZA L'INGEGNO Nel frattempo - sostiene Duatti - i medici nucleari più attenti hanno scoperto che, durante "l'epoca delle vacche grasse", circa il 60% del tecnezio veniva sprecato o non utilizzato, e che un uso oculato e più razionale del radionuclide permette loro di far fronte alla crisi.
Ciclotrone metropolitano. In più, la mancanza di Tc-99m ha stimolato l'interesse per lo studio di metodi di produzione alternativi, che non impieghino cioè i reattori nucleari. In particolare, potrebbe essere possibile produrlo attraverso ciclotroni di media energia: sono piccoli acceleratori di particelle che potrebbero soddisfare la richiesta giornaliera di Tc-99m di un'area metropolitana di 5-7 milioni di abitanti, e senza gli inconvenienti di una centrale nucleare perché, quando hanno finito la produzione, semplicemente si spengono. In un editoriale pubblicato questo mese sul Journal of Nuclear Medicine, uno dei più importanti giornali scientifici internazionali nel settore della medicina nucleare, alcuni ricercatori canadesi descrivono appunto un modo di produrre Tc-99m per mezzo di un ciclotrone.
Un progetto italiano. Gli scienziati del Dipartimento di Medicina Nucleare e Radiobiologia dell'Università di Sherbrooke (Canada) non sono gli unici a muoversi in quella direzione. «Ho recentemente partecipato a un incontro presso l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Legnaro (Padova)», racconta Duatti, «dove è in corso di realizzazione un progetto - a cui collaboro anch'io - per l'installazione di un nuovo ciclotrone di energia medio-alta, che potrebbe essere impiegato anche per la produzione di Tc-99m.» All'incontro hanno partecipato numerosi esperti di produzione di radionuclidi, radiochimici e medici, e tutte queste tematiche sono state discusse in modo approfondito e con grande interesse. Va comunque sottolineato, conclude Duatti, «che al momento attuale l'impiego della reazione di fissione resta il metodo più efficace, e la speranza è che i reattori riaprano al più presto».

 

21 aprile 2010