Scienze

Mai così poca la neve sulle Alpi negli ultimi 600 anni

Uno studio italiano ha ricostruito la durata della copertura del manto nevoso in montagna studiando la crescita del ginepro. Le conclusioni: oggi la neve copre il terreno 36 giorni di meno.

La stagione della neve è diventata sempre più breve sulle nostre Alpi: nell'ultimo secolo, infatti, la durata della presenza del manto nevoso si è accorciata di oltre un mese e non c'è mai stata così poca neve negli ultimi 600 anni. Tutto ciò ha ripercussioni non da poco, considerando il ruolo chiave della neve negli ecosistemi, oltre che naturalmente nell'economia delle nostre montagne. 

Il dato è emerso da uno studio condotto dai ricercatori dell'Università di Padova e dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Bologna ed è stato pubblicato su Nature Climate Change. 

Dalla cucina al laboratorio. Dati precisi sul manto nevoso vengono raccolti solo da pochi decenni, quindi gli scienziati devono trovare altre indicazioni che permettano loro di andare indietro nel tempo e ricostruire come il clima è cambiato. In questo studio, hanno usato una piccola conifera che cresce nei pascoli e nei boschi di montagna, anche battuti dal vento e in inverno coperti di neve: il ginepro comune (Juniperus communis).

Noi lo conosciamo più che altro per gli usi alimentari delle cosiddette bacche (che in realtà sono stròbili, comunemente detti coni o pigne) di ginepro, ingrediente fondamentale del gin e usate per aromatizzare piatti di carne e altro.

Gli scienziati hanno invece analizzato il suo legno per studiare l'innevamento nel passato, considerato che questa pianta può vivere per centinaia di anni. "Quando si trova in alta quota, questo arbusto ha un portamento strisciante sul terreno, ovvero cresce orizzontalmente molto vicino al suolo, ed è in grado di registrare la durata della copertura nevosa nei suoi anelli di accrescimento (i cerchi che vediamo tagliando un albero e che corrispondono alla crescita in una stagione, ndr).

Infatti, essendo alto poche decine di centimetri, la sua stagione di crescita dipende molto da quanto precocemente riesce a emergere dalla coltre bianca che lo ricopre", ha spiegato Marco Carrer, ecologo forestale dell'Università di Padova e primo autore dello studio. 

Grafico
Il grafico mostra l'andamento della durata (in giorni / anno) della copertura del manto nevoso nel corso degli anni. I dati raccolti strumentalmente sono disponibili solo da pochi anni (tratto in rosso), per cui gli scienziati hanno usato altri metodi per ottenere i dati relativi ai secoli scorsi. © Carrer, M., Dibona, R., Prendin, A.L. et al.

La storia negli anelli. Gli scienziati hanno incrociato le misure degli anelli di accrescimento del ginepro comune, analizzando piante che crescono in alta quota nella Val Ventina, in provincia di Sondrio, con un modello della permanenza del manto nevoso. La conclusione: la durata della presenza del manto nevoso oggi è di 36 giorni di meno rispetto alla media di lungo periodo, un declino mai visto negli ultimi sei secoli.

La neve in montagna non solo ci permette di divertirci nella settimana bianca. È una preziosa riserva d'acqua che viene rilasciata con la bella stagione nei fiumi che scorrono a valle (fondamentale per la vita, anche di noi umani). È l'"ingrediente" da cui si formano i ghiacciai.

E ha un impatto nel bilancio energetico del nostro pianeta: una coltre bianca riflette infatti molto bene i raggi solari, mentre il terreno scuro assorbe più energia e si scalda. Quindi il fatto che ci sia neve o terreno scuro cambia l'albedo, la frazione di radiazione solare riflessa da una superficie. E il fatto che l'albedo della Terra stia diminuendo, per la riduzione della neve e dei ghiaccio, è un ulteriore fattore che contribuisce ad alimentare il global warming, in un circolo vizioso. 

17 gennaio 2023 Giovanna Camardo
Tag scienza - scienze - alpi - neve - cnr
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