Scienze

Il lupo meglio conservato del Pleistocene

Il gelo e la fortuna hanno permesso di studiare nel dettaglio la vita, le abitudini e la dipartita di Zhur, un cucciolo di lupo di 56.000 anni fa.

Un giorno di 56-57.000 anni fa, senza particolare preavviso, una tana ricavata in un suolo instabile e sabbioso collassò, trascinando con sé il cucciolo di lupo femmina che dormiva al suo interno. Quella trappola mortale sigillò il corpo dell'animale, mantenendolo al riparo da ossigeno e umidità. Quattro anni fa, la mummia di lupo perfettamente conservata fu ritrovata da un minatore vicino a Dawson City, nel Territorio dello Yukon (Canada). La fusione del permafrost dovuta al global warming aveva fatto riaffiorare il corpicino dell'animale.

Istantanea congelata. Dopo decine di migliaia di anni trascorsi nel suolo congelato, il lupo si trova oggi esposto allo Yukon Beringia Interpretive Center, museo di storia naturale di Whitehorse, in Canada. Se non fosse per le restrizioni dovute alla pandemia, potremmo ammirare di persona il suo pelo ancora morbido, il corpo praticamente intatto e le labbra appena sollevate, che scoprono i denti in una specie di ultimo ringhio contro le forze della natura che lo stavano uccidendo. L'animale è stato chiamato Zhur, che significa "lupo" nella lingua anticamente parlata nel territorio in cui il cucciolo trascorse le sue sei-sette settimane di vita.
 
Per i paleontologi, è il lupo meglio conservato che sia mai stato trovato: le sue perfette condizioni hanno permesso di compiere analisi non invasive del suo DNA, della sua struttura ossea e dei suoi tessuti.

Le labbra di Zhur sollevate come per un ultimo ringhio.
Le labbra di Zhur sollevate come per un ultimo ringhio. © Government of Yukon

Un frangente fortunato. La datazione al radiocarbonio e l'analisi dei livelli di ossigeno nel corpo del lupo rivelano che Zhur visse tra i 56.000 e i 57.000 anni fa in un interstadiale, un breve periodo di tregua dal gelo nell'ultima era glaciale in cui le temperature più miti permettevano all'acqua di scorrere in fiumi. Il lupo era in buona salute e ben nutrito; i residui di sabbia attorno al suo corpo hanno permesso di attribuire alla natura precaria della sua tana le circostanze della morte. Non è dato sapere che fine abbia fatto il resto della sua famiglia.

Identikit. Zhur era un lupo artico del Pleistocene, la stessa specie dei lupi grigi moderni (Canis lupus), ma non un loro diretto antenato. La ricostruzione del suo DNA mitocondriale, quello trasmesso sulla linea materna, ha rivelato somiglianze sia con i lupi della Beringia, un gruppo esinto che viveva tra Yukon e Alaska, sia con i lupi grigi della Russia: è possibile che queste distinte popolazioni si mescolassero nella Beringia, l'antica striscia di terra che un tempo connetteva Alaska e Russia.

Palato raffinato. In un mondo di grandi erbivori e grandi carnivori, in cui i lupi potevano cibarsi di imponenti mammiferi come i caribou, Zhur prediligeva una dieta a base di pesce, e si cibava probabilmente dei salmoni che in certi periodi dell'anno si trovavano nei ruscelli. Lo si è capito dall'analisi dei composti chimici presenti nelle sue ossa. Questo tipo di dieta, benché piuttosto rara, è diffusa ancora oggi in alcune popolazioni di lupi del Nord America che vivono nei pressi di corsi d'acqua dolce.

31 dicembre 2020 Elisabetta Intini
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