Il "nemico" da vicino: granelli di polline al microscopio

Indispensabili strumenti di fecondazione per le piante, fanno sospirare (più che altro, starnutire) chi soffre di allergie: una carrellata di incredibili foto di pollini visti al microscopio.

Allergie: lo speciale di Focus - Lo starnuto, il momento più "vicino" alla morte - Allergia ai pollini: 10 miti da sfatare - Guarda anche i fiori e i funghi dalle forme più curiose

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La lente di un microscopio, si sa, può svelare meraviglie inaspettate anche nell'infinitamente piccolo... e infinitamente fastidioso. Prendete, per esempio, la polverina di stagione più odiata dai soggetti allergici, quella costituita dai milioni di granuli pollinici che le piante diffondono per perpetrare la propria specie. Vista da molto vicino, rivela forme infinitamente complesse, meccanismi naturali che funzionano alla perfezione. In questa fotogallery, vi portiamo alla scoperta dei pollini, del loro potere allergenico e dei loro stratagemmi difensivi.

Nella foto al microscopio elettronico, pollini di betulla, dall'elevato potere allergenico e anche molto diffusi in Italia, dove la loro pianta è spesso utilizzata in parchi e giardini per motivi ornamentali.

Allergie ai pollini: 10 falsi miti da sfatare

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L'antera (cioè la parte terminale e fertile dello stame) di un geranio con i rispettivi granuli pollinici, i granelli di polline che costituiscono le cellule sessuali maschili del fiore. Quando le antere, queste speciali "sacche" posizionate in cime allo stame, sono mature, i pollini vengono liberati nell'aria e trasportati, attraverso l'impollinazione, fino alla parte femminile dei fiori (stimma o stigma), dove avverrà la fecondazione.

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Polline di una pianta appartenente alla famiglia delle Gramineae (più comunemente note come Graminacee), con la caratteristica forma tondeggiante data dal rivestimento proteico. Queste piante, che costituiscono il nucleo base dell'alimentazione umana - vi appartengono, per esempio, riso, frumento, granoturco e segale - sono anche responsabili del cosiddetto "raffreddore da fieno": circa il 70% dei soggetti allergici è sensibile ai loro pollini, che si trovano pressoché ovunque nella stagione che va da aprile a settembre.

Poiché le graminacee affidano la loro impollinazione principalmente al vento, e non a vettori più precisi come le api, compensano producendo enormi quantità di pollini, vere e proprie "nuvole" che vengono disperse dagli agenti atmosferici. Un solo stame di segale può contenere 19 mila granuli pollinici.

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Anche le piante del genere Ambrosia, vegetali infestanti e molto diffusi, investono sui grandi numeri per garantirsi una florida discendenza: ognuna di esse rilascia in media 1,6 milioni di granuli pollinici ogni ora. Non c'è da meravigliarsi, dunque, se molte persone accusano sintomi allergici legati ai loro pollini.

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La superficie della trachea tappezzata di granuli pollinici (in rosa) e altre particelle di polvere rimaste impigliate nell'epitelio ciliato, un insieme di cellule che ha il compito di favorire, tramite movimenti ondulatori e produzione di muco, l'eliminazione delle sostanze estranee, ed evitare che queste si insinuino nelle vie respiratorie. Nei soggetti allergici sostanze innocue come i granuli pollinici vengono riconosciute come nemiche dell'organismo, e attivano la reazione del sistema immunitario con sintomi che vanno dal più banale dei raffreddori a più serie crisi asmatiche.

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Il guscio proteico che avvolge i gameti maschili in alcuni pollini di artemisia (Artemisia scoparia). Le piante che - come queste - affidano la propria impollinazione ad agenti atmosferici hanno bisogno che le proprie cellule maschili siano ben protette nel viaggio che devono affrontare per arrivare alla fecondazione. Ecco perché i granuli pollinici sono avvolti da uno spesso e resistente rivestimento, detto esina.

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Un'altra armatura pollinica di tutto rispetto, quella di un polline di malvarosa (Althaea rosa) – una pianta ornamentale originaria della Cina. I gameti maschili contenuti all’interno di questa robusta corazza sono al sicuro. E le forme particolari di questi strati protettivi permettono agli esperti l’identificazione dei diversi tipi di polline.

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In alcuni casi, come per i pollini di girasole (Helianthus annuus, in questa foto al microscopio elettronico) la superficie appuntita dell'esina, il rivestimento esterno del polline, serve a facilitare l'aderenza del granulo pollinico al corpo degli insetti impollinatori, come le api.

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Ed ecco un insetto impollinatore al lavoro su un fiore di camomilla dei tintori (fam. Asteraceae): la sacca pollinica piena di polline da portare nell'alveare è ben visibile su una delle zampe dell'animale. Mentre fa il pieno di nettare e polline l'insetto si sporca dei granuli contenenti gameti maschili e li trasporta fino alle parti femminili di altri fiori, rendendo possibile l'impollinazione.

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Un polline di fleo (Phleum pratense, volgarmente chiamato erba timotea) una pianta usata nell'alimentazione del bestiame, tra le principali responsabile delle allergie stagionali. La forma particolare è data dal fatto che si tratta di un granulo essiccato: se lo vedessimo sull'antera del fiore, sarebbe di forma sferica come molti altri granuli.

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Un particolare di un granulo pollinico di primula della sera (fam. Onagraceae): questi filamenti servono a tenere i pollini uniti in "pacchetti", facilmente sollevabili dagli insetti impollinatori.

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Sembra una pallina da tennis ma è un polline di Ontano (gen. Alnus), un albero dai pollini fortemente allergenici presente in tutta italia, che fiorisce nel periodo che va da febbraio ad aprile.

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Dal grande al piccolo, la sfera è una delle forme preferite in natura. Pianeti, lune e stelle sono in modo più o meno approssimativo delle sfere. Mettendo le cose sotto la lente d'ingrandimento però si scoprono forme anche più affascinanti.
La sfera nella foto, simile - anche in questo caso - ad una pallina da tennis, solcata da tre linee proporzionali, è un granello di polline di un fiore della passione (Passiflora). Quando uno di questi granelli, che contiene i gameti maschili, si appoggia sullo stigma di una altro fiore, ha inizio la germinazione.

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Fiorisce dalla primavera all'autunno ma riesce a sopravvivere anche con il clima più rigido. Si tratta di una erba infestante particolarmente vitale detta centocchio, i cui piccoli fiori a stella le conferiscono il nome scientifico di Stellaria media. Essendo molto diffusa anche negli orti italiani, ha innumerevoli nomi volgari, tra cui centocchio (per i tanti fiori sparsi tra il fogliame), mordigallina, erba di gallina e poverina. Nonostante infesti i campi e le loro coltivazioni, trova applicazioni utili anche come erba medica per il suo effetto calmante sulle irritazioni della pelle.
Nella foto, il pistillo (giallo) e grani di polline (verdi) al microscopio elettronico.

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Alcuni lo chiamano "occhio della Madonna" per via del suo colore azzurro intenso. Ma per la maggior parte delle persone il nome del fiore più romantico che cresca nei prati è Non ti scordar di me (Myosotis sp.). Intorno al vegetale - nella foto al microscopio alcuni granelli del suo polline - ruotano numerose leggende. Tra le più diffuse quella di un cavaliere medievale che stava passeggiando sulla riva di un fiume in Germania accanto alla sua dama. Mentre si chinava per raccogliere alcuni di questi fiori cadde in acqua per il peso dell'armatura e venne risucchiato dalla corrente. Prima di sparire tra le rapide fece in tempo a lanciare il mazzolino all'amata e a gridarle "Non ti scordar di me!".

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Che cosa vedete? Tre angurie mature? Un po’ ci assomigliano, ma questi in realtà sono pollini di gladiolo, ingranditi e fotografati da una partecipante al concorso fotografico Nikon Small World (le immagini più belle della gara in questa fotogallery).
Più che per i pollini però, il gladiolo (Gladiolus) è noto per la sagoma delle sue foglie, talmente appuntite da sembrare tante lame affilate. E da qui il nome: in latino gladiulus significa appunto piccola spada.

Altre stranezze al microscopio



Foto: Shirley Owens, Nikon Small World

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Persino gli scienziati della Nasa hanno deciso di concentrarsi sul problema "terrestre" dell’allergia ai pollini.
La loro arma si chiama MODIS (Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer) ed è un sensore in grado di monitorare la crescita e la fioritura degli alberi basandosi sul colore della loro chioma. È stato installato su due satelliti della Nasa in orbita nello spazio, Terra e Aqua, che forniscono agli esperti dati sufficienti a prevedere il periodo di massimo picco di rilascio dei pollini e il loro movimento, favorito dai venti. Così gli allergici hanno tutto il tempo di correre ai ripari prima che sia troppo tardi.
Per ora MODIS si è limitato a controllare la fioritura delle piante di ginepro dell’America sudoccidentale, ma se il progetto avrà successo verrà esteso anche al resto del territorio. Nella foto, invece, un grano di polline di Sidalcea malviflora, una pianta della famiglia delle Malvaceae, al microscopio.

Foto: © Dartmouth College/Charles Daghlian

La lente di un microscopio, si sa, può svelare meraviglie inaspettate anche nell'infinitamente piccolo... e infinitamente fastidioso. Prendete, per esempio, la polverina di stagione più odiata dai soggetti allergici, quella costituita dai milioni di granuli pollinici che le piante diffondono per perpetrare la propria specie. Vista da molto vicino, rivela forme infinitamente complesse, meccanismi naturali che funzionano alla perfezione. In questa fotogallery, vi portiamo alla scoperta dei pollini, del loro potere allergenico e dei loro stratagemmi difensivi.

Nella foto al microscopio elettronico, pollini di betulla, dall'elevato potere allergenico e anche molto diffusi in Italia, dove la loro pianta è spesso utilizzata in parchi e giardini per motivi ornamentali.

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