Lo (sporco) lavoro dei microbi sui cadaveri

Un singolare esperimento getta nuova luce su come avviene la decomposizione dei corpi dopo la la morte, e potrebbe fornire nuovi strumenti per le indagini alla polizia scientifica.

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Due cadaveri mummificati nelle catacombe dei Cappuccini, a Palermo. | Frederic Soltan/Corbis

Come avviene il processo di decomposizione dei cadaveri? È un argomento per stomaci forti e – piuttosto sorprendentemente – non molto conosciuto neppure dagli scienziati.

 

La biologa evoluzionista Jessica Metcalf, della University of Colorado a Boulder, ha messo in piedi un singolare esperimento, descritto su Science, per cercare di capirne di più sulla questione.

 

Macabro esperimento. Ha sepolto 126 topi in “bare” singole, con terra proveniente da tre posti diversi: una prateria erbosa, una foresta di pini e un’area desertica. Ha poi analizzato i microbi dalla pelle degli animali morti, dal loro intestino e dal suolo all’inizio dell’esperimento, e poi a intervalli nel corso di un anno e mezzo. Nel frattempo, ha anche monitorato il decadimento di quattro cadaveri di persone, donati alla scienza, lasciati all’aperto, due a partire dalla primavera, due in inverno.

 

Esplosione di microbi. Dopo aver analizzato le migliaia di microbi presenti nei campioni con tecniche di metagenomica (lo studio del DNA di comunità di microbi nel loro ambiente), la ricercatrice è arrivata alla conclusione che quelli responsabili della decomposizione dei cadaveri provengono dal suolo, non dall’intestino dei cadaveri stessi, come si è sempre pensato. Ancora più sorprendentemente, nonostante la differenza della terra in cui erano avvenute le sepolture e degli agenti atmosferici, i “becchini” si sono rivelati sempre gli stessi .

 

I microbi decompositori erano infatti rari all’inizio degli esperimenti, e la terra intorno a ciascun cadavere ospitava microrganismi piuttosto diversi. Ma quando la decomposizione è arrivata a un certo punto, la popolazione dei decompositori è esplosa. Questo porta a pensare che esista una comunità di microbi rara addetta a questo compito, normalmente poco rappresentata, che quando arriva la fonte di nutrimento appropriata, vale a dire un cadavere, comincia a prosperare.

 

Da Science a C.S.I. Dai vari esperimenti è inoltre emerso che c’è un ciclo preciso nella decomposizione dei corpi, con fasi ben identificabili in cui predominano popolazioni distinte di microbi, osservata sia per i topi sia per gli esseri umani. I ricercatori hanno costruito un modello al computer con i dati, per verificare se potesse essere sfruttato per stabilire la data della morte, che infatti è stata ricavata con una notevole precisione.

 

Come gli appassionati di Kay Scarpetta o C.S.I sanno bene, per stabilire la data della morte gli esperti di analisi forensi osservano la deposizione delle larve di certi insetti. Ma – a quanto pare – i dati sulle popolazioni di microbi potrebbero fornire stima anche più affidabili.

 

18 dicembre 2015 | Chiara Palmerini