Libri tradizionali e audiolibri: secondo la scienza sono (quasi) equivalenti

Lettura e ascolto metterebbero in moto le stesse regioni del cervello, facendole lavorare in modo simile. Alcuni esperti, però, sottolineano le differenze tra le due modalità.

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Libri: meglio leggerli o... ascoltarli? Secondo uno studio condotto dall’Università della California e pubblicato sul Journal of Neuroscience, a livello pratico non cambierebbe quasi nulla. «Le informazioni semantiche vengono elaborate in modo simile», spiega, Fatma Deniz, ricercatrice in neuroscienze e capo dello studio. «Sapevamo che quando leggiamo o ascoltiamo una parola alcune regioni del nostro cervello si attivano in modo analogo, ma non ci aspettavamo che le due modalità stimolassero le stesse aree emozionali e cognitive», sottolinea un po' sorpresa.

 

Le mappe codificate a colori del cervello mostrano le somiglianze semantiche durante l'ascolto (in alto) e la lettura (in basso). | UV Berkeley

Mappe cerebrali (quasi) identiche. Lo studio ha coinvolto nove volontari, che hanno prima ascoltato alcune storie trasmesse dalla BBC, e poi ne hanno letto la trascrizione.

 

L’attività cerebrale era praticamente identica in entrambi i casi: le parole, a seconda del loro significato, attivavano diverse regioni del cervello. «La mappa semantica che ne è scaturita (cioè la rappresentazione grafica delle aree del cervello che si attivano quando ascoltiamo una parola, ndr) ci ha consentito di prevedere con precisione quali parti del cervello venissero stimolate dalle varie parole», spiega la dottoressa Deniz.

 

Culturalmente superiore. Non sempre però la scienza è in linea con le percezioni di noi comuni mortali. Secondo una ricerca del 2016 condotta da YouGov, infatti, solo il 10% di britannici ritiene che ascoltare un libro equivalga a leggerlo: la maggior parte è convinta invece che la lettura sia culturalmente superiore all’ascolto. Opinioni fondate oppure no? Stando ad alcuni esperti, nonostante non si possa parlare di “superiorità culturale”, equiparare lettura e ascolto non è esatto.

 

"Fai davvero ridere!". Come avete letto questa esclamazione? Come un sincero complimento o un’ironica presa in giro? Se l’aveste ascoltata, non avreste avuto dubbi sul suo significato: come fa notare Daniel Willingham, professore di psicologia all’Università della Virginia e giornalista del New York Times, una delle principali differenze tra parlato e scritto è proprio la prosodia. “Al testo mancano il tono, il tempo, il ritmo del discorso parlato”, spiega Willingham in un articolo dedicato al tema.

Problemi di comprensione. In una ricerca del 2010 è stata messa alla prova la capacità di comprensione di alcuni studenti: una parte di loro ha ascoltato una registrazione di 22 minuti, l’altra ne ha letto la trascrizione. Nonostante i due gruppi avessero impiegato lo stesso tempo per assimilare il testo nelle due modalità, il 41% degli ascoltatori non ha passato il test di comprensione effettuato due giorni dopo, contro solo il 19% di “bocciati” tra i lettori.

 

"Il gruppo di ascoltatori è stato peggiore di quello dei lettori di gran lunga, non  leggermente", sottolinea David Daniel, professore di psicologia alla James Madison University (Virginia, USA) e coautore della ricerca. Gli studenti che hanno ascoltato la registrazione erano consapevoli di non aver imparato molto: "Prima di iniziare l’esperimento, in pochissimi volevano far parte del gruppo di lettori", afferma Daniel. "Ma dopo aver ascoltato il podcast, prima del test di comprensione, avevano quasi tutti cambiato idea: potendo tornare indietro, avrebbero scelto il gruppo di lettura".

Quindi, meglio leggere o ascoltare? La risposta è: dipende. Se dovete studiare un libro (cioè capirlo e assimilarne il contenuto), forse è preferibile rimanere fedeli alla carta (o all’e-reader). Se invece si tratta di semplice svago, via libera agli audiolibri: «Io ne ascolto tantissimi, anche mentre sono in macchina e sto guidando», dichiara Willingham. «Ma non ascolterei mai nulla di importante per il mio lavoro. Quando sono concentrato rallento il ritmo, rileggo le parti più ostiche. Tutte cose molto più facili da fare se si tratta solo di voltare una pagina».

 

 

 

04 Settembre 2019 | Chiara Guzzonato