Scienze

L’Etna sta lentamente scivolando in mare

Si muove ad una velocità di 14 millimetri all’anno. Al momento non crea pericoli, ma si tratta di una situazione da monitorare e non sottovalutare.

Secondo uno studio di un gruppo di ricerca inglese l'Etna, il più attivo vulcano d’Europa, si sta dirigendo verso il Mediterraneo ad una velocità di circa 14 millimetri all’anno. Secondo gli scienziati la situazione andrà tenuta sotto stretto controllo nel prossimo futuro, perché potrebbe comportare un forte aumento dei rischi legati all’attività del vulcano stesso.

etna: Per ora nessun rischio. Spiega John Murray della Open University e autore della ricerca pubblicata su Bulletin of Vulcanology: «Al momento non c'è motivo di vero allarme, ma è qualcosa che dobbiamo tenere d'occhio, soprattutto per vedere se c'è un'accelerazione del movimento». Murray ha trascorso quasi mezzo secolo a studiare l'Etna e la sua ricerca si è concentrata sul suo monitoraggio attraverso una rete di stazioni Gps, ossia basi che, attraverso segnali satellitari, sono in grado di misurare le più piccole variazioni che i terreni subiscono nel tempo.

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L'Etna ha un ciclo che lo porta ad eruttare una volta ogni due anni. © wikipedia

La strumentazione infatti, è sensibile a cambiamenti millimetrici e grazie alla raccolta di dati da 11 anni a questa parte Murray ha potuto stabilire che l’intera montagna si sta muovendo in direzione Est / Sud-Est verso la città costiera di Giarre che dista circa 15 chilometri. Secondo il vulcanologo l’Etna sta scivolando lungo una pendenza molto dolce, in quanto non supera i 3 gradi, ma questo è possibile perché il materiale lavico appoggia su sedimenti molto plastici.

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L'Etna emette una enorme quantità di vapore acqueo e altri gas © WikiMedia

Cosa può succedere? In termini umani pensare ad un movimento della montagna di 14 millimetri all’anno, ossia 1,4 metri ogni 100 anni, sembra un valore molto piccolo e in effetti lo è.

Ma la massa in movimento è tale che lo spostamento, per quanto lento, potrebbe alla lunga causare danni catastrofici ai fianchi del vulcano: per esempio potrebbe innescare gigantesche frane, con conseguenze difficili da prevedere. In ogni caso, ribadisce Murray, i fenomeni si sviluppano nell’arco di secoli, se non millenni, e al momento sembra che non ci siano indizi che facciano temere l’avvicinarsi di una situazione pericolosa. «Se tra dieci anni invece la velocità di scivolamento dovesse raddoppiare», avverte Murray, «allora sì che sarebbe un avvertimento da non sottovalutare».

27 marzo 2018 Luigi Bignami
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