Le super banane Ogm contro la carenza di vitamina A

Parte negli USA la sperimentazione sull'uomo di banane arricchite con beta-carotene, essenziale per la produzione di vitamina A. Potrebbero contribuire alla lotta alla malnutrizione in Africa orientale, ma il progetto attira anche alcune critiche.

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Banane africane ancora attaccate all'albero: la superbanana Ogm (che non è quella della foto) potrebbe contribuire a risolvere problemi legati a malnutrizione e carenze vitaminiche. Photo: peeterv/Thinkstock |

Dall'Australia all'Uganda, passando per gli Stati Uniti: questa è la strada che stanno compiendo alcune banane geneticamente modificate che promettono di combattere la carenza di vitamina A, uno dei principali problemi legati alla malnutrizione che i paesi dell'Africa orientale devono fronteggiare.

Scienziati della Queensland University of Technology (QUT) in Australia, hanno creato una nuova specie di banana che contiene livelli più alti di beta-carotene, una sostanza che il corpo converte in vitamina A. Il frutto, il cui genoma è stato ottenuto modellando il corredo genetico di un normale banano, potrebbe contribuire ad arricchire la dieta dei 650-700 mila bambini malnutriti che ogni anno muoiono e perdono la vista per carenza di vitamina A.

 

Ogm: cosa c'è da sapere

Banane "dopate"
Le banane Ogm somigliano a quelle convenzionali in tutto, meno che nel colore della polpa, più arancione di quella convenzionale per l'elevata presenza di carotenoidi. Già sperimentate con successo sugli animali, come i gerbilli, a breve saranno testate anche sull'uomo, con un trial di sei settimane che si terrà negli Stati Uniti, presso la Iowa State University. Cinque dottorati ugandesi stanno lavorando al progetto che è stato finanziato per 10 milioni di dollari (oltre 7,3 milioni di euro), dalla Fondazione Bill & Melinda Gates.

Il frutto che non è in alcun modo pericoloso per l'uomo - spiegano i ricercatori - dovrà dimostrare i suoi benefici effetti sulla salute: se supererà i test, a partire dal 2020 potrebbe essere coltivato dai contadini dell'Uganda, dove il 70% della popolazione sopravvive grazie a una dieta a base di banane.

«La banana degli altopiani o dell'Africa orientale, da cuocere al vapore una volta tagliata, è uno dei cibi base dei paesi dell'Est Africa, ma ha bassi livelli di micronutrienti, soprattutto è povera di ferro e provitamina A» spiega James Dale, a capo della ricerca. «Puntiamo ad aumentare il livello di provitamina A (le sostanze che l'organismo trasforma in vitamina A, come i beta carotenoidi) fino a un minimo di 20 microgrammi per grammo di peso del cibo».

 

Entusiasmo e critiche
Chi plaude al progetto crede che il frutto, diffuso tramite piantagioni localizzate che abbattano i costi del trasporto e contribuiscano positivamente all'economia locale, migliorerà le condizioni di quanti - soprattutto bambini - per deficit di vitamina A, soffrono di ritardo nello sviluppo, problemi alla vista, stanchezza cronica, malformazioni ossee e molti altri problemi.

Ma c'è anche chi solleva alcune critiche e si dice preoccupato che le super banane, finanziate dalla stessa associazione che supporta le multinazionali Ogm come la Monsanto, possano affamare ancora di più la popolazione africana dando vita a nuove forme di land grabbing (l'accaparramento di grandi estensione di terra coltivabile) e dipendenza economica.

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17 giugno 2014 | Elisabetta Intini