Le prime forme di vita sulla Terra? Nacquero nei laghi, non nei mari

Negli specchi d'acqua poco profondi doveva esserci una concentrazione di azoto sufficiente a innescare le prime interazioni con l'RNA: negli oceani, questi mattoni chimici erano troppo diluiti.

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I primi mattoni della vita si assemblarono in acque poco profonde.|Shutterstock

Le più antiche, elementari forme di vita sulla Terra sorsero probabilmente nei laghi poco profondi, e non negli oceani primordiali. Lo sostiene uno studio del MIT pubblicato su Geochemistry, Geophysics, Geosystems, che prende in considerazione un argomento piuttosto semplice: la quantità d'acqua. I bacini poco profondi, di 10 e fino a 100 cm di profondità, dovevano avere, infatti, alte concentrazioni di un elemento fondamentale per la nascita della vita: l'azoto.

 

Due possibili partenze. Le teorie più accreditate sull'origine dei viventi sul nostro Pianeta vedono l'azoto come protagonista, in due possibili reazioni. Nell'oceano profondo, gli ossidi di azoto potrebbero aver interagito con l'anidride carbonica emessa dai camini idrotermali per formare i mattoni alla base degli organismi biologici.

 

Oppure, l'azoto potrebbe aver reagito con l'RNA, l'acido ribonucleico che aiuta a trasmettere le informazioni geniche che regolano la sintesi delle proteine. Si pensa che l'RNA delle origini fosse presente nelle acque primordiali come molecola libera, e che l'interazione con gli ossidi di azoto possa averlo indotto a innescare le prime catene molecolari. Queste reazioni potrebbero essere avvenute sia nei mari, sia nei laghi, dove gli ossidi d'azoto erano presenti come prodotto della rottura dell'azoto atmosferico operata dai fulmini.

Elementi di disturbo. Tuttavia, il nuovo studio ha identificato due fattori che potrebbero aver distrutto buona parte dell'azoto presente nell'acqua, e nei mari in particolare: i raggi ultravioletti del Sole e il ferro disciolto dalle rocce oceaniche primordiali. Secondo Sukrit Ranjan, ricercatore del Dipartimento di Scienze della Terra, Atmosferiche e Planetarie del MIT, queste reazioni potrebbero aver soppresso le concentrazioni di ossidi di azoto negli oceani, riducendole a una quantità mille volte inferiore a quanto calcolato finora.

 

Nei laghi, il minore volume d'acqua avrebbe invece garantito concentrazioni più alte del prezioso elemento. Raggi UV e ferro disciolto avrebbero avuto un impatto minore, soprattutto negli specchi d'acqua più bassi, di 10-100 cm di profondità per una superficie di poche decine di metri quadrati. Studi passati hanno stimato che 3,9 miliardi di anni fa,  sulla Terra, vi fossero circa 500 km quadrati di stagni e laghi poco profondi. Una superficie irrisoria, ma sufficiente a innescare le reazioni di base per popolare il Pianeta.  

 

18 Aprile 2019 | Elisabetta Intini