Le più antiche forme di vita scoperte in Australia

Tracce batteriche di 3,5 miliardi di anni sono i fossili più antichi mai scoperti.

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In alcune rocce sedimentarie come queste, dette stromatoliti, sono stati trovati i fossili di quelli che potrebbero essere i microrganismi più antichi mai scoperti.

Analizzando alcune rocce australiane un gruppo di ricercatori ha scoperto tracce di batteri vecchi di 3,49 miliardi di anni. Ossia batteri che vivevano appena (in termini geologici) 900 milioni di anni dopo la formazione del nostro pianeta. Se la scoperta resisterà alle ulteriori verifiche, quei fossili risulteranno i più vecchi mai trovati sulla Terra e saranno di grande importanza per capire come si è evoluta la vita sulla Terra e forse anche su altri pianeti.
«Le tracce di batteri da poco scoperti sono le più vecchie mai descritte e risultano essere le impronte dei nostri predecessori più antichi», ha spiegato Nora Noffke della Old Dominio University di Norfolk, che faceva parte del gruppo di ricerca che ha presentato i risultati alla Geological Society of America.

Questi fossili non sono ossa o parti di animale fossilizzate bensì tessiture di organismi viventi impresse in arenarie (rocce derivate dalla compattazione di sabbie). Oggi strutture simili si possono osservare sulle coste della Tunisia, dove spessi materassi di batteri si fondono con particelle piccolissime di sabbia e diventano un tutt’uno.
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Questa scoperta ha richiesto anni di lavoro durante i quali i ricercatori hanno analizzato alcune delle più antiche rocce terrestri che si trovano nella regione Pilbara, nell’Australia occidentale. Un tempo quest’area era una costa di mare dove sedimenti di mare basso si compattarono a diventare le rocce che ora sono osservabili in superficie. Da anni i paleontologi cercano in queste rocce, così come in quelle del Sud Africa, elementi che permettano di identificare organismi che vissero nell’Eone Archeano che terminò 2,5 miliardi di anni fa. «È vero che ci sono rocce più antiche di quelle australiane prese in esame, ma queste sono le rocce sedimentarie più adatte ad aver conservato tracce di vita», ha spiegato la biogeologa Maud Walsh della Luisiana State University a Baton Rouge.

La scoperta dimostra che tali organismi erano già organizzati nel formare strutture ramificate e a ragnatela e, come per le comunità odierne, vi erano numerose specie di batteri con compiti diversi che comunicavano tra loro. Al momento tuttavia, i ricercatori sono molto cauti nel confermare la scoperta. Non è la prima volta, infatti, che queste rocce sedimentarie dette stromatoliti hanno ingannato i paleontologi: sono strutture naturali molto antiche che possono essere scambiate per strutture di organismi viventi. Questa volta però i ricercatori pensano di non sbagliarsi perché hanno trovato che tali strutture contengono un’elevata quantità di carbonio12 che è un elemento fondamentale per indicare che sono di origine organica.
La scoperta risulta di grande importanza per due motivi: innanzi tutto perché permette di studiare forme di vita così antiche, prossime cioè alla nascita della vita; in secondo luogo perché dà indizi su come potrebbe essere stata la vita su Marte, quando miliardi di anni fa possedeva caratteristiche simili alla Terra.

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08 Gennaio 2013 | Luigi Bignami