Le migrazioni che popolarono il Nuovo Mondo

Due diversi studi affrontano - con conclusioni opposte e sorprendenti - il tema della prima colonizzazione delle Americhe da parte degli avi dei nativi americani.

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Una singola ondata migratoria all'origine di tutte le popolazioni native americane?|Jim Brandenburg/Minden Pictures/contrasto

Gli antenati dei nativi americani raggiunsero quello che per noi è il Nuovo Mondo non prima di 23 mila anni fa, in una singola ondata migratoria attraverso la Beringia, la striscia di terra e ghiacci che un tempo connetteva Alaska e Siberia. Solo in un secondo momento si sarebbero differenziati nelle diverse popolazioni le cui famiglie genetiche sono rintracciabili ancora oggi. 

 

È la conclusione di uno studio del Centre for GeoGenetics dell'Università di Copenhagen pubblicato su Science, che prova a far luce su tempi e modi delle antiche migrazioni sul continente americano.

 

Punti critici. Rilievi archeologici noti da tempo dimostrano che il Nuovo Mondo era già popolato degli antenati dei nativi americani 15 mila anni fa. Ma alcune domande rimangono aperte: quando avvennero questi movimenti migratori? In quante ondate? E quanto tempo queste popolazioni trascorsero in Beringia?

 

Pausa intermedia. Per gli scienziati danesi, tutti i nativi americani discendono da una singola migrazione iniziale avvenuta non più di 23 mila anni fa: poiché i rilievi archeologici collocano i primi segni della presenza umana nel continente 15 mila anni fa, queste popolazioni di origine euroasiatica dovettero sostare nell'istmo di terra tra Alaska e Siberia per 8 mila anni, prima della spinta finale che li condusse nel Nuovo Mondo. 

 

Separazione. La diversificazione nelle tribù di nativi americani che ancora oggi conosciamo, inclusa quella tra i due maggiori sottogruppi, gli amerindi (gli indiani dell'America settentrionale e gli indios dell'America meridionale) e gli athabascan (i primi abitanti dell'interno dell'Alaska), dovette avvenire successivamente, circa 13 mila anni fa, con lo scioglimento dei ghiacci e l'apertura di nuove rotte migratorie all'interno del Nord America.

 

Parenti lontani. Un secondo studio della Harvard Medical School di Boston (Massachusetts) pubblicato in contemporanea su Nature, rivela invece un inaspettato legame genetico tra alcune popolazioni native americane dell'Amazzonia brasiliana e gli indigeni australiani e guineiani. In particolare i membri di due tribù amazzoniche, i suruí e i karitiana, sarebbero geneticamente più vicini agli aborigeni di Australia e Papua Nuova Guinea di quanto non lo siano agli euroasiatici.

 

Sparita. Questa inaspettata "parentela" sarebbe la traccia - secondo i ricercatori - di una misteriosa popolazione ora scomparsa, denominata "Popolazione Y": distanti antenati di origine asiatica delle popolazioni australiane che, come gli avi dei primi americani, attraversarono la Beringia, per essere poi soppiantati del tutto dai nativi d'America nei millenni successivi.

 

Disaccordo. Questa migrazione, secondo il gruppo di Harward, sarebbe avvenuta più di 15 mila anni fa: si tratterebbe dunque di una seconda ondata migratoria rispetto a quella dei nativi americani. Una conclusione opposta a quella del gruppo di Copenhagen: i due team stanno ora lavorando insieme per capire come e se le loro ipotesi possano essere conciliate.

29 Luglio 2015 | Elisabetta Intini