Scienze

La camminata di un nostro precursore rivela la sua famiglia

Le tracce trovate in Africa da una spedizione paleoantropologica ci dicono molte cose su come era composta la società di Lucy.

In un articolo uscito sulla rivista eLife, un gruppo di lavoro composto da ricercatori delle università di Perugia, Roma, Firenze, Pisa e Dar es Salaam (Tanzania) ha descritto una straordinaria scoperta, fatta proprio in Tanzania, nel famoso sito di Laetoli. Accanto alle famose orme, scoperte negli anni Settanta da Mary Leakey, sono state trovate altre tracce, impresse dalla stessa specie, cioè Australopithecus afarensis, cui appartiene anche la celebre Lucy.

È un passo molto importante nel cespuglio degli antenati dell’uomo: «Sono orme riferibili a due nuovi individui, che come gli altri camminarono su un letto di cenere vulcanica bagnata, prima che questa fosse ricoperta da un’altra eruzione», afferma Marco Cherin, del Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia, tra gli autori del lavoro.

Alto e magro. Le impronte sono molto particolari perché, confrontate con quelle dell’altra camminata, sono molto più grandi - «Per uno dei due individui, le orme corrispondono a una scarpa del 43...», chiosa Cherin - e suggeriscono che questo australopiteco potesse avere dimensioni molto superiori agli altri del gruppo: i ricercatori pensano che potesse essere un maschio, che in quasi tutti i mammiferi sono più grossi delle femmine. Questo individuo era ‒ per l’epoca ‒ altissimo, perché raggiungeva 1,65 metri: per fare un confronto, Lucy era alta poco più di un metro.

Anche se era molto alto, non poteva pesare molto più di 48 chili, ed era quindi abbastanza snello. «Era molto più alto di specie successive, e la sua altezza era confrontabile con le specie più derivate del genere Homo», continua Cherin.

Pesi e misure. La stature e la massa del "camminatore" sono state stimate in base alla relazione tra le dimensioni del piede e quelle del corpo, con un aggiustamento dovuto al fatto che le proporzioni delle parti del corpo nella nostra specie non sono uguali a quelle di Australopithecus afarensis.

L'analisi della camminata, sia la nuova scoperta che quella meno recente, suggerisce che il gruppo fosse formato da un maschio adulto, tre femmine e un piccolo © Raffaello Pellizzon

Famiglia particolare. Cosa suggeriscono queste misure? «Prima di tutto, l’ipotesi che la statura sia cresciuta parallelamente alle dimensioni del cervello, nell’evoluzione umana, non è valida», prosegue Cherin. La statura era già quasi “da Homo” anche se il cervello di questa specie di australopitechi non superava i 500 centimetri cubi.

Ma c’è un’altra conclusione più interessante da trarre. Il rapporto tra le dimensioni del maschio e della femmina, con il primo molto più alto della seconda, è tipico di specie in cui i maschi sono al comando di un harem.

Scoperte inattese. Una struttura sociale caratteristica di specie come il gorilla, in cui il maschio dominante vive con le femmine e i figli delle stesse. «Con tutte le riserve del caso», continua Cherin «i nostri dati suggeriscono che Australopithecus afarensis potrebbe aver formato gruppi sociali analoghi al gorilla». Gli altri individui che hanno lasciato le impronte potrebbero essere dei giovani oppure delle femmine adulte, «ma il loro peso, che abbiamo ricostruito, rientra nell'ambito di quello delle femmine», conclude il ricercatore.

Se queste sono femmine e il più alto è un maschio (tecnicamente è definito S1, ma è chiamato familiarmente Chewie, il nomignolo di Chewbacca, il gigantesco wookie compagno di avventure di Han Solo, in Guerre Stellari), allora la struttura sociale è veramente paragonabile a quello dei gorilla attuali. «Sarà molto più divertente scavare il resto del sito per scoprire altre orme, perché magari potremmo essere smentiti anche noi», chiude Cherin.

15 dicembre 2016 Marco Ferrari
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