Scienza

L'asfalto "ai batteri" che si autoripara

Dall'idea di un ricercatore olandese la strada che sana le proprie crepe a partire dall'acqua e dall'azione di microrganismi che producono calcare.

Un nuovo tipo di asfalto in grado di riparare le proprie crepe in autonomia e alla prima pioggia potrebbe in futuro rivestire le nostre strade. Il "bio-asfalto" ideato da un ricercatore olandese includerebbe capsule di batteri che, a contatto con l'acqua, producano calcare, riempiendo così eventuali fratture formatesi sulla superficie.

L'ideazione del materiale intelligente è valsa a Hendrik Jonker della Delft University of Technology (Paesi Bassi) un posto nella finale dell'European Inventor Award 2015, una competizione che incorona il miglior inventore europeo.

Germi highlander. I batteri in questione (sono stati testati sia il Bacillus pseudofirmus, sia la Sporosarcina pasteurii) sono naturalmente presenti nei laghi alcalini sulle sommità dei vulcani, e sono capaci di resistere fino a 200 anni senza ossigeno né cibo. Si attivano a contatto con l'acqua e usano il lattato di calcio, un sale cristallino bianco e inodore usato anche in ambito alimentare, per produrre calcare.

Al momento giusto. Il calcare, a sua volta, sanerebbe le crepe con un processo analogo a quello attraverso il quale le ossa umane si autoriparano dopo una frattura. Per evitare che i batteri entrino in azione troppo presto, microbi e lattato di calcio sarebbero rinchiusi in speciali capsule biodegradabili, che libererebbero il loro contenuto solo in caso di rottura del suolo.

Troppo caro. L'unico limite alla produzione del materiale è, al momento, di tipo economico. Il bio-asfalto è attualmente due volte più caro di quello comune, a causa del costo del lattato di sodio; ma se si trovassero batteri che producono calcare a partire da zuccheri, dice Jonker, il prezzo del materiale diminuirebbe drasticamente.

22 maggio 2015 Elisabetta Intini
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