Scienze

La vita terrestre è nata prima della Terra

Un bizzarro studio che fonda le sue certezze sulla Legge di Moore (che riguarda la complessità dei chip per l'elettronica) calcola che la vita sia nata 9,7 miliardi di anni fa.

Con l’evolversi della vita la sua complessità è aumentata in modo esponenziale, in un modo curiosamente simile (affermano alcuni scienziati) a quanto è avvenuto e avviene nel mondo dell’elettronica, la cui evoluzione è spiegata dalla Legge di Moore, nata dalle argute osservazioni empiriche di Gordon Moore, cofondatore di Intel (Integrated Electronics).

Nel 1965, Moore, che all'epoca era a capo del settore ricerca e sviluppo della Fairchild Semiconductor (tre anni prima di fondare Intel con Robert Noyce), pubblicò un articolo su una rivista specializzata nel quale illustrava come nel periodo 1959-1965 il numero di componenti elettronici (ad esempio i transistor) che formano un chip fosse raddoppiato a intervalli regolari (18 mesi, afferma la storia non confermata da Moore, che avrebbe invece detto "2 anni").

Comunque sia, la Legge di Moore ha ispirato il lavoro dei genetisti Alexei Sharov (National Institute di Ageing, Baltimora) e Richard Gordon (Gulf Specimen Marine Laboratory, Florida), che hanno effettuato un lavoro di estrapolazione e di ingegneria inversa sulla complessità della vita indietro nel tempo: un lavoro che li ha portati ad affermare che la vita è molto più vecchia della Terra.

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Gli archei (Archaea) sono microrganismi elementari le cui cellule sono senza nucleo (procarioti): nel cosmo dei micorganismi, sono i più antichi. Scoperti alla fine degli anni '70, sono stati trovati in tutti gli habitat. Le relazioni di parentela (filogenesi) ed evolutiva tra procarioti (archei e batteri) ed eucarioti, i due domini in cui sono suddivisi gli organismi viventi, non sono tutt'oggi chiare: recenti studi ipotizzano che gli archei siano all'origine della nascita delle cellule eucariote, il dominio della vita che include gli organismi dotati di nucleo, ossia gli unicellulari (protisti) e i multicellulari (le piante, i funghi, gli animali e quindi noi stessi). Vedi Earth Microbiome Project. © Focus.it / img. WikiMedia

Utilizzando un modello matematico, i ricercatori ha riportato indietro nel tempo la nascita della vita fino al punto zero (vedi grafico) misurando la complessità del genoma e il tasso con cui è cresciuto dai procarioti alle forme più complesse, ai vermi, pesci, anfibi e, alla fine, i mammiferi.

La crescita della complessità somiglia, a detta dei ricercatori, a quella dei transistor e - per estensione - troverebbe fondamento nella legge di Moore.

Tuttavia, anziché mostrare un raddoppio ogni 18 mesi (o 2 anni), come i transistor), la vita impiega 376 milioni di anni.

Di calcolo in calcolo, estrapolando all'indietro nel tempo fino a raggiungere una complessità quasi prossima allo zero si arriva a porre il momento dello sviluppo della vita a 9,7 miliardi di anni fa. Non male per un pianeta che ha poco più di 4,5 miliardi di anni!

Lo studio afferma che vollero poi circa 5 miliardi di anni per arrivare alla complessità dei batteri. Se così fosse, la vita dovrebbe essere sorta in luoghi molto diversi dalla Terra, che all'epoca era molto lontana dall'esistere, ed essere arrivata sul nostro pianeta a uno stadio già avanzato. Si potrebbe ipotizzare che sia arrivata da qualche parte della Galassia, o anche da un'altra galassia: le ipotesi effettivamente si sprecano.

Tuttavia, affermano i ricercatori, consapevoli del punto debole della ricerca, l’evoluzione degli organismi più evoluti è andata progressivamente accelerando lungo la Storia più recente, a partire dalla nascita del linguaggio strutturato e della scrittura fino ai libri, dai computer a Internet.

In conclusione, è possibile che il trend di raddoppio della complessità sia passato da 376 milioni di anni a soli 20 anni, rimettendo un po' in ordine i conti sull'origine della vita sul nostro pianeta.

1 gennaio 2019
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